di Valerio Millefoglie

Cos’hanno in comune il Google Doodle del 17 maggio scorso e una violenta tempesta abbattutasi un giorno di ottobre del 1900 sull’isola di Anticitera, a sud del Peloponneso? Nel doodle le “O” di Google diventano ingranaggi, meccanismi sullo sfondo di uno spazio profondo e nero. Quel giorno di più di un secolo fa, alcuni pescatori bloccati sull’isola a causa del maltempo decisero di immergersi alla ricerca di spugne. Il primo di questi risalì con una visione: raccontò di aver visto cadaveri di uomini e di cavalli. Non avevano vita, è vero, ma non l’avevano mai avuta. Erano statue di bronzo. La testa di un filosofo, la statua di un Efebo e una di un lanciatore di disco, anfore e manufatti di ogni sorta.

Due anni dopo, nel maggio del 1902, l’archeologo Valerios Stais, passando in rassegna tutti i reperti di quell’immersione tempestosa, portò alla luce qualcosa che era rimasto nascosto. Un meccanismo composto di ingranaggi, bulloni in ottone, manovella in metallo che come quella di un forziere svela un tesoro: il meccanismo di Anticitera, il primo computer analogico. Datato tra l’85 e il 150 a.C., è stato descritto dalla rivista Scientific American come “un grande orologio astronomico”. L’ingranaggio principale indicava l’anno mentre quelli più piccoli segnavano i movimenti dei pianeti. Mercurio e Venere, Marte, Saturno e Giove. Le fasi del sole e quelle della luna. Il personal computer dell’antichità calcolava ogni cosa che si muoveva nel cielo allora conosciuto e anche nel calendario: pare fosse in grado di calcolare anche le date dei Giochi Olimpici.

Nel 1959 lo storico Derek John de Solla Price disse: “Non vi è nulla di simile a questo strumento e in nessun testo antico si è trovata menzione di qualcos'altro di simile. È un po’ spaventoso sapere che proprio poco prima della caduta della loro grande civiltà, gli antichi Greci si erano avvicinati così tanto alla nostra epoca, non solo nella forma di pensiero, ma anche nella tecnologia e nella scienza”. All’inizio del 2000 i ricercatori sono riusciti a leggere anche un testo, una sorta di manuale di istruzione inciso sulle parti del meccanismo. Tutto il resto rimane da scoprire e non ci sono testimonianze scritte ma solo deduzione storica. Il relitto affondato pare fosse diretto a Roma con a bordo un tesoro dedicato alla parata trionfale per Caio Giulio Cesare. Oggi chi si reca in visita al Museo Archeologico di Atene può ammirare questo calcolatore di precisione non-elettronica. Tornando a quel giorno di tempesta del 1900, sappiamo che molti di quei pescatori che s’immersero nel relitto ne ereditarono la fine, morirono per malattie da decompressione. Grazie anche a loro, oggi possiamo fantasticare sull’inesistenza del tempo e pensare che l’innovazione arriva sempre da molto lontano, è una catena di cui tutti facciamo parte.