di Caterina Vasaturo

L’ecosistema dei nostri mari è insidiato dalla pesca invasiva. Numerose specie ittiche rischiano di scomparire e interi habitat sono in serio pericolo. La biotecnologia può trasformare questo scenario catastrofico in qualcosa di propizio: lo dimostra il famigerato pesce geneticamente modificato. La multinazionale statunitense AquaBounty ha, infatti, accelerato lo sviluppo notoriamente lento del salmone atlantico, riducendo il tempo della sua commercializzazione da tre anni a diciotto mesi. Il segreto è l’estrazione di un frammento di codice genetico dallo Zoarces americanus, un pesce osseo appartenente alla famiglia delle anguille, e la successiva unione a una sequenza di DNA regolatore, chiamato promotore. Il team di ricercatori, inserendo nel salmone atlantico l’intero complesso ottenuto, ha consentito a questo pesce di raggiungere le dimensioni di un esemplare adulto molto più in fretta di quanto non accada nella specie priva di alterazioni. La manipolazione genetica riduce di circa un anno e mezzo il periodo necessario alla crescita.

Ma accanto a questo piccolo grande esempio di astuta riprogrammazione biologica, la società americana presenta anche una seconda soluzione: l’acquacoltura. Il sistema di allevamento terrestre, servendosi di impianti muniti di vasche, elimina i problemi delle gabbie marine, suscettibili di una serie di pericoli: le tempeste, gli attacchi dei predatori, le fioriture di alghe, la fuga dei pesci e la trasmissione di patogeni e parassiti provenienti da popolazioni di specie selvatiche; tutte cose che possono causare ingenti perdite nel corso del ciclo produttivo. Studiando la tecnologia utilizzata negli acquari pubblici e negli impianti di trattamento delle acque reflue umane, l’acquacoltura ha fatto passi da gigante, consentendo di allevare una varietà di specie, dal salmone alla trota, dallo storione al pesce persico, arrivando persino al gambero e all’aragosta.

Le strutture che ospitano le attività di acquacoltura sono simili a magazzini, che confinano i pesci in serbatoi interni, eliminando le interazioni con l’ambiente esterno. Il “raccolto” giunge, poi, nell’impianto di trasformazione, mentre l’acqua di scarico è filtrata e utilizzata dai coltivatori o riciclata come fertilizzante dai giardinieri. Allevare pesci sani in modo sostenibile. L’acquacoltura rappresenta uno strumento innovativo per nutrire la crescente popolazione mondiale con un impatto ambientale minimo.