di Valerio Bassan

Google ha scelto Toronto per costruire il futuro — un mattone hi-tech dopo l’altro. La città canadese è stata infatti scelta dai Sidewalk Labs di Big G come nuovo hub globale della sperimentazione tecnologica applicata all’innovazione urbana.

Alphabet, la holding a cui dal 2015 fa capo anche Google, ha già investito 50 milioni di dollari in un progetto che mira a recuperare e a rivalorizzare una delle più vaste aree di proprietà pubblica del Nord America, i 325 ettari di terreno dell’Easter Waterfront di Toronto. Qui, nel quartiere di Quayside, sorgerà – oltre al quartier generale canadese del colosso di Menlo Park – una serie di spazi urbani innovativi ed ecosostenibili che cambieranno completamente il volto dell’area. I lavori cominceranno nel mese di novembre.

In Nostalgia del futuro, Isaac Asimov immaginava le città degli anni 2000 popolate da aero-taxi e pompieri volanti; anni prima, nel suo capolavoro Metropolis, Fritz Lang dipingeva le società urbanizzate del 2026 come alienanti e distopiche. Google, invece, cerca di guardare all’innovazione urbana come a un fattore positivo: Dan Doctoroff, CEO dei Sidewalk Labs, ha espresso la speranza di rendere Toronto un’ispirazione per il resto del mondo, e in particolare per quanti vorrebbero un avanzamento tecnologico non fine a se stesso, ma al servizio delle comunità locali.

Un desiderio condiviso dal Primo Ministro canadese Justin Trudeau, il quale si augura che l’esperimento urbano della futura città digitale di Quayside possa creare un dialogo costruttivo tra tutti i soggetti coinvolti e aiutare a rispondere ad alcune delle questioni più impellenti del nostro presente — tra cui la creazione di nuovi posti di lavoro e la salvaguardia del pianeta, con gli imperativi di “sostenibilità, accessibilità, mobilità e opportunità economiche” che stanno alla base del progetto concepito dal team dei Sidewalk Labs.

Stando a quanto preannunciato da Alphabet, tra gli obiettivi principali del progetto ci saranno l’uso intelligente e sostenibile dell’energia, la sperimentazione di nuovi metodi di costruzione che abbassino i prezzi delle abitazioni, l’introduzione di mezzi di trasporto driverless che agevolino la circolazione del traffico e una gestione dati che renda più facile e immediato l’accesso alla pubblica amministrazione: una sorta di “supercittà” interconnessa ad alto tasso d’automazione. Una visione che se da un lato può renderci curiosi, dall’altro solleva dubbi sul rispetto della privacy dei cittadini.

Le recenti utopie retro-futuriste stanno dunque diventando realtà? Difficile dare una risposta. Senz’altro, però, viviamo in un’epoca dove il futuro è quasi “scomparso”: oggi gli intervalli di attesa tra una scoperta e la sua applicazione pratica si sono assottigliati fino ad annullarsi. Il sogno del futuro è già in mezzo a noi, o quasi. Diceva bene lo scrittore Paul Valéry: “Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta”. Per Google questa è una buona notizia. Speriamo lo sia anche per noi.