di Dario De Marco

 

Gira da anni una battutaccia populista a proposito di una delle installazioni più note e controverse di Marcel Duchamp: ma se un archeologo del Tremila, dice, dovesse ritrovarla un giorno, sotto un cumulo di macerie, che cosa penserebbe di aver rinvenuto, un'opera d'arte, o un cesso? Analoga domanda ci si potrebbe fare a proposito di una collezione di recente apertura nella sempre sorprendente New York (checché se ne pensi, resta la capitale mondiale della meraviglia): se l'archeologo del Tremila riuscisse a penetrare gli anfratti di un certo garage sotterraneo di Harlem, cosa penserebbe di avere davanti, un cumulo di munnezza, o il prestigioso Treasure in the Trash Museum?

È tutto vero: per anni, precisamente per i 34 anni del suo onorato servizio, un netturbino di Harlem est ha messo da parte gli oggetti più strani che trovava durante il lavoro; gli oggetti che riteneva degni di essere salvati. Fotografie di guerra, strumenti musicali, alberi di natale, bugie di metallo, animali finti, quadri brutti, macchine da scrivere, un proiettore di film muti, bicchieri dell'Ottocento... Nelson Molina, questo il nome del genio, ha raccontato di aver sempre avuto questa passione, fin da piccolo quando cercava giocattoli abbandonati da portare a casa per Natale. Ma la passione non basta: ci vuole anche talento. Come i disperati che nelle metropoli contemporanee cercano (e trovano in abbondanza!) avanzi di cibo nei bidoni dell'immondizia, Molina ha fiuto: un sacco di forma strana, o dal peso anomalo, o anche solo il rumore che fa, per lui può essere un indizio.

"Non ho mai tolto tempo al lavoro", ha dichiarato orgogliosamente il netturbino, ora in pensione, "e non mi sono mai portato a casa niente". All'inizio gli oggetti salvati venivano messi nello spogliatoio dei dipendenti; in seguito man mano che la collezione si allargava, cresceva anche la stima per Molina; finché per una coincidenza fortunata - un garage non più utilizzabile dai camion per motivi di sicurezza - questa incredibile ridda di oggetti piccoli e grandi ha trovato il suo posto in un intero piano dell'edificio della società che gestisce la nettezza urbana a New York.  Il museo Treasure in the Trash purtroppo non è aperto sempre, ma viene visitato solo in occasioni speciali: c'è un'associazione che organizza veri e propri tour alla scoperta dei luoghi che raccolgono i rifiuti della Grande Mela. (Grande idea: una controstoria del consumismo passa senza dubbio non attraverso quello che resta, ma attraverso quello che viene scartato).

Bacchette da batterista quasi nuove (ahi ahi), palle da baseball firmate (sic transit gloria autographi): ogni oggetto può raccontare una storia, soprattutto se sappiamo che è una storia finita nel secchio dell'immondizia. Certe sono potenzialmente strazianti, come quella che sta dietro l'orologio con la dedica: "Steve, ti auguriamo il più grande successo. Kevin e Amy". Immaginare l'invidia, o il risentimento, i sensi di colpa, o la malafede; troppo successo, o bruciante fallimento? C'è materiale in abbondanza per lo scrittore di oggi. Aspettando l'archeologo del Tremila.