di Vanna Carlucci

“I libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta. Il coltello viene inventato prestissimo, la bicicletta assai tardi. Ma per tanto che i designer si diano da fare, modificando qualche particolare, l'essenza del coltello rimane sempre quella. Ci sono macchine che sostituiscono il martello, ma per certe cose sarà sempre necessario qualcosa che assomigli al primo martello mai apparso sulla crosta della terra. Potete inventare un sistema di cambi sofisticatissimo, ma la bicicletta rimane quella che è, due ruote, una sella, e i pedali. Altrimenti si chiama motorino ed è un'altra faccenda. […] La forma-libro è determinata dalla nostra anatomia”. Così Umberto Eco in una vecchia Bustina di Minerva. L’epoca in cui viviamo è sicuramente ricca di contraddizioni: da un lato siamo continuamente immersi in una bolla virtuale, perennemente connessi, sempre protesi verso le ultime innovazioni tecnologiche, dall’altro restiamo sentimentali e un occhio è sempre teso verso ciò che è stato.

Pensiamo, ad esempio, alla moda del vintage, così forte e ricorrente negli ultimi anni tanto da diventare un trend, qualcosa che, attraverso la nostalgia per il passato, torna ad essere assolutamente innovativo, come la ritrovata passione per i vinili. C’è una lotta che pare essere eterna tra libro cartaceo e e-book: è stato constatato infatti che, nonostante noi viviamo ogni giorno a tutte le ore con le più avanzate tecnologie sul mercato, negli ultimi tempi si è registrato un calo di vendite di e-book mentre sopravvive ancora il libro cartaceo. Quando parliamo di e-book ci riferiamo ad un prodotto di 'variabile mutazione' e cioè ad un oggetto che nel giro di poco tempo può essere già ritenuto 'obsoleto' di fronte all’entrata in commercio di un nuovo libro elettronico di ultima generazione; mentre, al contrario, il cartaceo dura nel tempo, resiste ancora ai continui sommovimenti tecnologici.

In realtà questo processo di sopravvivenza è toccato a tutti quei mezzi di comunicazione che hanno resistito al cambiamento dei tempi, alle nuove invenzioni digitali, ad un costante processo di cambiamento: pensiamo alla radio che, con l’avvento della televisione, ha continuato ad esserci e ad essere fruibile in nuovi modi; o all’invenzione degli audiolibri che, si pensava, avrebbero sostituito ancora una volta il libro cartaceo. Questa sopravvivenza è spiegabile col fatto che, in realtà, è inevitabile che si crei un tipo di rapporto quasi familiare con gli oggetti con cui abbiamo continuamente a che fare tanto da non poterne più fare a meno, e questo perché fanno parte ormai della nostra quotidianità tanto da essere quasi umani. È per questo che Eco ci dice che “la forma-libro è determinata dalla nostra anatomia”, perché si conforma a noi e l’idea che possa essere sostituita ci fa aggrappare ad essa, all’odore di pagine ingiallite dal tempo.