di Valeria Orlando

Il futuro è donna. Se questa affermazione può essere comprensibile per il settore moda – pure se considerando le principali maison, quelle guidate da uomini sono ancora in maggioranza – risulterebbe più oscura per il settore tecnologia. Eppure è proprio quello che sta succedendo: figure di scienziate e inventrici salgono sempre più spesso alla ribalta mondiale. E tra le creatrici di style, quelle che vengono da percorsi eterodossi, portando quel di più che una formazione classica e monocorde ignora, sono le apportatrici di vere novità nello style di domani. Mescolando le arti e il commercio, l'antico e il moderno, l'oriente e l'occidente, l'industria e l'artigianato. Come accade per esempio alle sorelle Monica Shah e Karishma Swali, creatrici del marchio Jade, un vero e proprio mito da dieci anni a questa parte nel mercato degli abiti da sposa di lusso in India.

Shah viene dalla Central Saint Martins, rinomata scuola d'arte di Londra; Swali è specializzata in design al National Institute of Fashion Technology. Per vent'anni hanno lavorato in giro per il mondo per le più grandi case di moda. Poi nel 2008 hanno creato la loro: Jade ha attualmente due linee, una di haute couture e una caratterizzata da uno stile più giovanile e di maggiore diffusione. Innovazione nella tradizione: come per le scarpe di cuoio vegan, ispirate agli artigiani italiani. Stile, comunicazione e visual merchandising sono d'impronta moderna; la tecnologia gioca il suo ruolo nella fase di produzione.

Tutti questi aspetti sono visibili nella magnifica nuova sede aperta a Mumbai, e progettata da Shah, che è anche architetto abilitato e interior designer. La grande tradizione indiana adattata alle spose di oggi: e quindi i manufatti presentati come delle opere d'arte – o addirittura presentati insieme a opere d'arte – e creazioni artigianali provenienti da varie culture locali del subcontinente. Tanto che sembra di camminare in una galleria e non in un negozio: e forse un giorno, grazie anche a donne così, non ci sarà più differenza.