di Riccardo Meggiato

 

 

Immaginate la scena: anno 2030, dovete trasportare un carico prezioso sulla base lunare Alfa-3. Così andate in un apposito sito, prenotate il vettore, pagate. Il giorno dopo, suona il campanello: consegnate il pacco, salutate il corriere e in serata il carico sarà a destinazione. Può sembrare fantascienza, e in parte al momento lo è, ma il grosso della faccenda è reale eccome. Il 20 gennaio, dopo alcuni rinvii nello scorso anno, l’azienda americana Rocket Lab ha lanciato, infatti, “Still Testing”, un razzo spaziale con a bordo un carico composto da tre SmallSat, vale a dire tre piccoli satelliti di privati. E così, in un’amena penisola della Nuova Zelanda, è andato in scena un assaggio di trasporto del futuro.

Rocket Lab, fondata nel 2006 dall’ingegnere Peter Beck, è una compagnia aerospaziale che, fin dagli esordi, si è posta un obiettivo molto ambizioso: abbattere le barriere tra il trasporto orbitale e le aziende private. Per riuscirci, ha capito che doveva fare tutto da sé: pianificare le tratte, occuparsi della logistica ma, soprattutto, costruire il proprio razzo. E così ecco Electron, un modello decisamente piccolo, lungo 17 metri e dal diametro di 1.2 metri, dotato di un sistema di propulsione “Rutherford” con miscela di ossigeno e kerosene. Oltre alle prestazioni, il Rutherford è il primo motore di questo tipo a poter essere stampato in 3D, in appena 24 ore, diventando uno dei più economici sul mercato. Certo, probabilmente occorrerà altro lavoro di rifinitura, da qui quel nome, “Still Testing”, che va letto come “Stiamo ancora testando”. Si tratta del secondo razzo di tipo Electron lanciato da Rocket Lab dopo il primo “It’s a test” (“è un test”). Entrambi hanno un nome da “lavori in corso” perché, in effetti, questa è la situazione: Rocket Lab si vuole specializzare nel trasporto di piccoli carichi privati con destinazione spazio, garantendo accessibilità e basso costo. Insomma, una low cost nel lancio di satelliti. E siccome quello dei SmallSat è un mercato che nei prossimi dieci anni supererà i trenta miliardi di dollari, e i 6000 lanci, è chiaro che proporsi come soluzione di fascia bassa può essere la chiave per un grande successo commerciale. Ma questo è il solo motivo per cui Still Testing è un esperimento da guardare con attenzione? Certo che no. La prima considerazione è che si tratta di un razzo non ancora definitivo, quindi sono in molti a chiedersi come mai qualche società ha avuto l’ardire di caricarci i suoi preziosi satelliti. Il motivo è che si tratta, come detto, di SmallSat, quindi modelli piuttosto piccoli ed economici. Così economici, rispetto a quelli tradizionali, che i produttori li considerano “sacrificabili”: il basso costo dello strumento, e adesso pure del sistema di trasporto, giustifica un azzardo di questo tipo. La seconda questione, invece, è più concettuale. Still Testing rappresenta una prova generale di quello che sarà il trasporto spaziale del futuro prossimo. Razzi meno potenti, dai consumi minori, e dal costo di lancio inferiore rispetto a quelli tradizionali, porteranno a una moltiplicazione delle prenotazioni. Esattamente ciò che succede coi voli di linea a basso costo: si tagliano i costi superflui, si riducono i carichi e si punta ad aumentare la frequenza dei voli. Basta farsi un giretto nel sito di Rocket Lab per rendersene conto: per prenotare un trasporto spaziale è sufficiente cliccare su Book My Launch e scegliere tra una soluzione Dedicated, cioè un viaggio ad hoc per il proprio carico, e una Rideshare, condivisa con altri clienti.

Questa è la filosofia che accompagna Rocket Lab fin dagli esordi, e che non è cambiata di una virgola nemmeno dopo i problemi incontrati dal primo It’s a Test. All’epoca, quattro minuti dopo il lancio, si interruppero le comunicazioni tra razzo e centro di controllo, e l’azienda americana fu costretta a bloccare di conseguenza il volo. Un piccolo intoppo che non intaccò la strategia di Rocket Lab, tanto che Still Testing si è rivelato un vero e proprio successo. Il piccoletto, infatti, è stato in grado di portare in orbita tre satelliti: uno dedicato alla fotografia satellitare della Terra, gli altri due al controllo del meteo e del traffico. E un giorno, nemmeno troppo lontano, chissà che i pacchi del nostro shopping online non ci arrivino proprio via razzo.