di Valerio Millefoglie

Il suo cognome lo caratterizzava, Strong. George Strong Nares – e Nares è anche il nome di un’isola disabitata della Groenlandia. Lui invece era il Capitano della spedizione Challenger, che alla fine dell’Ottocento ha fatto il giro del mondo per esplorarne le parti sconosciute. Fra queste, l’abisso di Challenger, il punto più profondo del nostro pianeta, un mare rimasto ancora oggi sconosciuto. Così come gran parte degli oceani sono un mistero per l’uomo. Máire Geoghegan-Quinn, commissario europeo per la ricerca, l’innovazione e la scienza, ha dichiarato: “Probabilmente sappiamo di più sulla superficie della Luna, e addirittura su Marte, che sugli abissi del mare. L’innovazione marittima ha enormi potenzialità per la nostra economia e ci aiuterà a superare sfide come il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare”. Come dire, guardando il mare con occhi scientifici e non solo poetici, si possono aprire nuovi orizzonti in campo alimentare, energetico, ma anche medico e ambientale.

La blue economy è la meta della Mission of Norway to the EU, una commissione che si occupa proprio di raggiungere una piena conoscenza dei fondali e, grazie alle innovazioni, acquisire conoscenze utili per la società. Maria Damanaki, commissario europeo per la pesca e gli affari marittimi, ha spiegato: “Oggi lavoriamo in modo che le generazione future avranno le competenze per gestire al meglio i nostri oceani e trarne tutti i benefici che possono offrire, rispettando l’ecosistema marittimo”. I mari sono sfuggenti, sempre in movimento, per questo ciò che si sta facendo ora è cercare di fissarli su una mappa: un’immensa mappa digitale dell’intero fondale marino europeo. Per farne territorio comune in cui muoversi.

La Norvegia è il sesto più grande produttore di energia idroelettrica al mondo, nel 2015 ha esportato ogni giorno 36 milioni di pesce e sul sito della Mission of Norway to the EU si legge: “La crescente popolazione mondiale avrà bisogno di sempre più cibo e energia. L'uso sostenibile delle risorse marine contribuirà a soddisfare questa esigenza. I ricercatori norvegesi hanno sviluppato la tecnologia per uno sviluppo sostenibile delle risorse naturali. Le nostre aree di competenza comprendono energia idroelettrica rinnovabile, produzione di petrolio e gas offshore, pesca e aiuti energetici ai paesi in via di sviluppo”.

Come fare di più e in maniera più strutturata, unita? Per rispondere a questa domanda, qualche mese fa, si è tenuto a Bruxelles l’incontro “Seas, oceans and poles: How to get more innovation from maritime research?”. Rappresentanti del mondo accademico, dell’industria, delle istituzioni dell’UE, dei governi e delle fondazioni, hanno discusso sui passaggi da mettere in atto. Geogre Strong Nares, il primo esploratore del mare sconosciuto, ne sarebbe stato felice.