di Mattia Nesto

Quando si pensa a delle creature preistoriche quasi per riflesso condizionato non si può fare altro che riferirsi ai dinosauri. Eppure vi è tutta una serie di animali ben più anziani dei dinosauri, animali per altro che ancora al giorno d’oggi popolano il nostro pianeta. Ci stiamo riferendo ai granchi, e più precisamente agli affascinanti limuli, conosciuti anche con il nome scientifico di Limulus polyphemus (in inglese Atlantic horseshoe crab, vale a dire "granchio atlantico a ferro di cavallo"). Questi animali sono molto particolari perché, a cominciare dal loro aspetto, danno davvero l’idea di creature molto antiche. Ed è proprio così, visto che i limuli (in realtà più che granchi sono vicini alle zecche o ai ragni, essendo artropodi marini) sono comparsi sulla Terra circa 200 milioni di anni fa, guarda caso proprio in concomitanza con l’inizio della cosiddetta era dei dinosauri, cioè nel Triassico.

“Sono creature speciali che sembrano essere piombate qui da un passato remotissimo – dice Camilla Cerea, fotografa della National Audubon Society, che nel corso degli anni ha raccolto centinaia di immagini di queste animali. “Gli scienziati li chiamano fossili viventi: tuttavia sono vivi, anzi vivissimi ed hanno un fascino enorme. Occorre fare in modo di preservare il loro habitat”. Già, perché i limuli sono entrati nell'elenco rosso della IUCN Species Survival Commission, venendo considerati specie a rischio. Svariati sono i motivi, ma in particolare modo ci sono i cambiamenti climatici e il continuo sfruttamento delle coste per fini industriali e abitativi da parte degli esseri umani. Questa causa provoca la perdita dell’habitat naturale dei granchi, impedendogli di fatto l’accoppiamento. Inoltre i limuli sono utilizzati come esche per la pesca delle anguille (vengono utilizzate anche le loro uova) e infine sono oggetto di esperimenti scientifici, in particolare per quanto riguarda la contaminazione batterica tossica. Infatti sangue bluastro di questi artropodi è particolarmente congeniale per fare dei raffronti e permettere di creare, ad esempio, farmaci e medicinali non nocivi per l’uomo. Tuttavia il continuo sfruttamento di queste creature le sta mettendo in serio pericolo: il rischio concreto è quello di veder scomparire animali vecchi di oltre 200 milioni di anni in pochi decenni.