L’eco lontana di una folla che grida, il rumore delle spade dei gladiatori, la testimonianza dell’abilità degli architetti latini, la contemplazione nostalgica della rovina, i film: quanti e quali sono gli effetti del fascino che esercita il Colosseo?

Mary Beard, professoressa di Cambridge e autrice per BBC e del supplemento letterario del Times e lo studioso classico Keith Hopkins hanno raccontato in un libro, The Colosseum (2011) tutte le vite culturali che il Colosseo ha avuto nel corso dei secoli, dalla sua costruzione in poi, svelando al grande pubblico un dettaglio per accademici che supera in immaginazione anche il mito: per cause misteriose, all’interno del Colosseo ha prosperato fino al 1855 un’incredibile varietà di piante capace di formare un ecosistema speciale, ‘alieno’ rispetto al resto della città. Al riparo delle sue mura fioriva rigoglioso uno splendido e ricco giardino esotico. Il Colosseo sarebbe non solo una strabiliante opera che testimonia l’ambizione e la potenza iconica dell’architettura degli antichi romani, ma anche una testimonianza ante litteram dell’Antropocene in declino – oltre che una sorprendente dimostrazione di come gli esseri inanimati, le piante, sappiano organizzare strategie di utilizzo e colonizzazione di territori

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