di Gianluigi Ricuperati

Italo Rota, architetto e designer e intellettuale del progettare contemporaneo, è un viaggiatore istintivo e coltissimo tra diverse tradizioni concettuali e culturali. Essendo un visionario saldamente ancorato nel presente che diviene futuro, crediamo sia la persona ideale con la quale discutere di viaggi spirituali futuri.

 

Cosa significherà per gli umani del futuro viaggiare? Cos'è per te il viaggio?

Per me il viaggio è una variante molto speciale dell'esperienza tattile dell'oggetto. Quando visito un museo in una città in cui viaggio per lavoro, e mi trovo di fronte a un’opera, mi interessa prima di tutto avere un contatto con l’oggetto, poi capire che statuto ha per me, e questa è sempre stata un po’ la procedura che ho seguito nel rapporto con gli oggetti. Ho sempre viaggiato con uno zaino molto piccolo, per cui se mi fermo dieci giorni in un albergo la stanza si riempie di roba, ma a volte non porto via niente e la roba rimane lì. È una sorta di ricostituzione di quella camera per eccellenza tramandataci dal Novecento: lo studio di Freud. Se uno vede le foto dello studio dove Freud riceveva le persone, c’erano 5000 oggetti che uno poteva vedere dal divano dove era sdraiato. Questa è per me la sintesi del Novecento ed è un po’ l’origine del caos in cui siamo oggi a causa degli oggetti. Penso che tutti voi vivete la crisi con gli oggetti: il design non si vende più, cominciamo a porci questioni sulla quantità di oggetti in produzione, soprattutto cominciamo a renderci conto della quantità di oggetti che ci circondano.


Quali sono i luoghi che sognavi di visitare da ragazzino?

Ho sempre desiderato vivere e albergare nelle vetrine dei musei di storia naturale, come in un diorama. Naturalmente, come per tutto ciò che è legato alla scienza, per vedere cose meravigliose bisogna andare negli Stati Uniti perché lì questi oggetti vengono conservati e restaurati. In Europa tutto questo patrimonio è stato distrutto in nome di una bassa pedagogia; i giovani europei sono lontani dalla scienza, da ciò che spiega i cicli viventi in cui siamo inseriti e che servirebbe a capire i danni che abbiamo fatto e che stiamo facendo, e che dovremmo cercare di evitare. L’altra cosa, invece, è Adamo ed Eva, il peccato originale, ed è la cappella numero 1 del Sacro Monte di Varallo Sesia: è un altro dei luoghi dove mi sarebbe piaciuto abitare da bambino e in quest’opera ci sono i due personaggi circondati da animali melanconici. Queste visioni-viaggi sono state per me importanti e ogni volta che ci vado mi piace rivederli.

 

Quale potrebbe essere il viaggio spirituale da cui imparare qualcosa sul futuro della nostra specie?

Ho sempre pensato che nella più grande guida di spostamenti spirituali di sempre, la Bibbia, si racconta di un viaggio fondamentale nel quale accade però un errore meraviglioso: una volta finito il diluvio l’uccello che fece ritorno all’arca aveva nel becco delle foglie, in questo modo i vegetali sopravvissero nonostante non fossero stati imbarcati. Questo aspetto è per me molto importante, perché finché non comprendiamo e apprezziamo il ciclo della vita, non possiamo neanche iniziare a parlare del rapporto con la natura e soprattutto non possiamo evitare di considerare l’importanza dei vegetali che invece sono la base della nostra realtà. Per noi da una parte costituiscono l’agricoltura, e dall’altra i maledetti giardini in cui costringiamo le piante a essere ciò che vogliamo: la prima operazione che facciamo in un giardino è quella di estirpare i soggetti invadenti, selezionare i soggetti, ovvero sottoporre le piante a diventare oggetti tipici e riconosciuti.