di Francesco Musolino

 

Prevenzione. Ecco la parola d’ordine per scongiurare l’insorgere di malattie e le conseguenze delle costose cure mediche. Tuttavia, complici i ritmi forsennati cui siamo sottoposti nostro malgrado, talvolta finiamo per sacrificare proprio la nostra salute, evitando i periodici controlli necessari, rincorrendo le emergenze anziché scongiurarle. Ma lo smartphone corre ancora in nostro aiuto. Il reparto scientifico di Google ha elaborato un software tramite il quale sarà possibile valutare il rischio di una malattia cardiaca monitorando, nel tempo, le scansioni del fondo oculare di un paziente, riuscendo a dedurre con precisione i dati cruciali, tra cui l'età di un individuo, la pressione sanguigna e se si tratta o meno di fumatori. Tale algoritmo può rendere potenzialmente più facile e veloce (per il personale medico) analizzare il rischio cardiovascolare di un paziente, poiché non richiede un esame del sangue e la percentuale di errore sfiora i procedimenti attuali.

Nonostante il potenziale già dimostrato, l’algoritmo made in Google dovrà ancora essere testato prima di poter essere utilizzato in ambito clinico ma l’attenzione è tale che uno studio è già stato pubblicato sul magazine Nature. Luke Oakden-Rayner, ricercatore medico presso l'Università di Adelaide, ha dichiarato: “il lavoro svolto testimonia come l’intelligenza artificiale possa contribuire a migliorare gli strumenti diagnostici esistenti. Il timore generale è quello di giungere sostituire i medici, ovviamente, ma in realtà analisi così accurate facilitano il loro lavoro diagnostico e aumentano le possibilità di salvare delle vite umane”. Per migliorare l’affidabilità, gli scienziati di Google hanno analizzato un database di circa 300 mila cartelle mediche, incluse scansioni oculari e dati clinici ad ampio spettro. Partendo da qui, l’algoritmo ha imparato ad associare segni rivelatori nelle scansioni oculari con le metriche necessarie per giungere a predire il rischio cardiovascolare (ad esempio, età e pressione arteriosa).  Del resto la parete interna posteriore dell'occhio (ovvero il fondo oculare) è zeppa di vasi sanguigni che riflettono la salute generale del corpo e studiando il loro aspetto con le scansioni fotografiche al microscopio ripetute nel tempo, i medici possono dedurre informazioni preziose. I dati in possesso sono già incoraggianti: confrontando le immagini retiniche di due pazienti, l'algoritmo di Google ha azzeccato il 70% delle volte quale dei due avrebbe subito un danno cardiovascolare nei cinque anni futuri. Una percentuale altissima, tenendo in considerazione che il metodo comunemente usato – Score – arriva al 72% ma richiede anche un esame del sangue per riuscire a predire fattori di rischio.

Alan Hughes, professore di Fisiologia cardiovascolare e farmacologia all'University College London di Londra, ha affermato che “l'approccio di Google sembra davvero affidabile e con grandi potenzialità”, aggiungendo come il ricorso all'intelligenza artificiale abbia “tutto il potenziale necessario per accelerare i procedimenti attuali di analisi dei dati clinici”, tuttavia, “non possiamo eludere una lunga sperimentazione prima di poterci affidare ciecamente a questo strumento”. Ma è evidente che Google non si fermerà qui, è stato tracciato un sentiero che collega l'intelligenza artificiale alla scoperta scientifica. Del resto, mentre la maggior parte degli algoritmi medici sono costruiti per replicare gli strumenti diagnostici esistenti (come l'identificazione del cancro della pelle, per esempio), questo algoritmo ha trovato nuovi modi per analizzare i dati medici. La grande domanda, a questo punto, è una: partendo dalla raccolta dati costante, riusciremo ad avere dati predittivi affidabili e su largo spettro per scongiurare l’insorgere di malattie degenerative? Una diagnosi esclusivamente lasciata nelle mani dell’intelligenza artificiale – assicurano da Google – sarà fuori discussione per i prossimi anni. Ma ovviamente la direzione tracciata è proprio quella, escludendo l’errore umano del tutto. Oggi più che mai la prevenzione passa attraverso la tecnologia. Ma è bene notare che i nostri bisogni sono sempre più interconnessi alla tecnica e dunque, da essa dipendenti. Nel bene e nel male.