di Dario De Marco

La sicurezza nel mondo dei motori è una priorità; ma quando ai motori si coniuga lo sport, cioè la necessità che per competizione le prestazioni siano spinte al massimo, sicurezza e sanità diventano degli imperativi assoluti. Perciò le case automobilistiche si dotano di medici specializzati e all'avanguardia. Per capire meglio in cosa consiste il loro lavoro, abbiamo intervistato il dottor Vincenzo Tota, responsabile di uno staff medico che segue i team di Audi in tutte le competizioni in giro per il mondo. Lo raggiungiamo telefonicamente in Spagna, dove sta seguendo la preparazione per la Formula E, il campionato di auto elettriche. E lo troviamo all'opera: “Sto facendo una terapia”, ci dice, gentilmente chiedendo di rimandare la conversazione. Ma solo di qualche minuto.

 

Dottor Tota, qual è lo specifico della Formula E riguardo alla possibilità di incidenti? Esiste una differenza con la Formula 1?

Per quanto riguarda le tecniche di estrazione del pilota dalla macchina, sono le stesse: usiamo dei sedili che vengono estratti dalla vettura insieme al pilota, con lo stesso criterio della F1. Nella Formula E bisogna fare un po' più di attenzione per il rischio elettrico leggermente maggiore, ma c'è da dire che ormai anche la Formula 1 è un ibrido per cui la carica elettrica non manca certo. In ogni caso, i tecnici che compiono le manovre di estrazione devono essere dotati di caschi, guanti e scarpe che li tengano elettricamente isolati, perché se la macchina incidentata non è stata neutralizzata dal punto di vista della carica, può essere pericoloso toccarla. La differenza fondamentale sta nel personale che effettua l'intervento in caso di incidente: nella Formula 1 c'è tradizionalmente uno staff medico per ogni circuito, quindi ogni pista ha il suo team che interviene per tutti. Nella Formula E invece ogni team ha la sua squadra di medici, preparata a fare il proprio ingresso in pista solo in caso di problemi riguardanti i propri piloti.


In generale, in cosa consiste il lavoro di un medico per il motorsport?

Innanzitutto nell'assistenza medica di tutto il team, dai meccanici ai piloti: la sanità generale, diciamo. In secondo luogo, ma non per importanza, c'è la sicurezza. Si tratta di controllare i circuiti, nello specifico i circuiti di prova, perché in quelli di gara c'è ovviamente l'organizzazione che se ne occupa. In tutti gli altri casi, quelli in cui ci si sposta per prove e allenamenti, e le piste non sono dotate di assistenza medica propria, Audi giustamente pretende che i circuiti siano a norma e rispettino alla lettera quelle che sono le specifiche FIA. Controlliamo quindi che ci siano estintori ogni tot metri come previsto, che ci sia l'ambulanza, il rianimatore e tutto il necessario per attivare una procedura d'emergenza. Si opera quindi una valutazione del rischio.


L'attività di cura va di pari passo con quella di prevenzione.

Ovviamente, anzi l'elemento principale nei confronti dei piloti è quello di tenerli sempre al massimo delle prestazioni, non solo di 'ripararli'. Quindi seguire l'alimentazione, così come la somministrazione di integratori, vitamine e simili. E curare i piccoli acciacchi prima che possano trasformarsi in un problema medico vero e proprio. Inoltre si deve considerare questo: i piloti portano con sé un kit di medicine standard, che sono sicure e internazionalmente approvate. Bisogna infatti considerare l'eventualità di un pilota che soffra un problema qualsiasi in un posto qualunque del mondo: innanzitutto non deve preoccuparsi di mettersi a cercare medicine in un paese sconosciuto. E poi sa che quei farmaci sono sicuri: il pericolo doping è sempre dietro l'angolo, e se si viene incriminati per aver assunto una sostanza proibita, anche se a fini medici, la carriera del pilota è rovinata, e la reputazione della casa automobilistica subisce un duro colpo. Infine, quando i piloti sono in giro senza presenza medica, hanno comunque un numero di emergenza a cui chiamarci, sempre funzionante.


Quali sono le innovazioni tecnologiche di cui si avvantaggia la vostra professione?

Un grosso passo in avanti è stato fatto con gli smartphone: la semplice possibilità di fotografare, e mandare l'immagine dall'altro capo del mondo in tempo reale, ci consente di fare delle vere e proprie diagnosi a distanza. Inoltre abbiamo il database medico di tutti i piloti condiviso nel cloud: per ogni atleta c'è la cartella clinica con tutto lo storico; allergie, fratture, altri avvenimenti del passato. Il database è criptato con una password a 16 bit. Infine, ci avvaliamo di tutte le più recenti innovazioni in campo medico-farmacologico: di recente per esempio abbiamo costruito, per una frattura al piede di un pilota, una scarpa con rivestimento in fibra di carbonio. È solo così che uno dei migliori team del mondo può continuare a restare ad alti livelli.