di Gianmaria Raimo

I bassi tassi di interesse. La contrazione negli scambi. La diffidenza e l'onda lunga della crisi del 2008. i progressi della tecnologia. Un altro settore che sta cambiando alla velocità della luce è quello bancario e della finanza. Sembra strano perché è uno di quei mondi che si immaginano fissi, saldamente in mano alle stesse persone e agli stessi meccanismi da secoli, immobili e inattaccabili. E invece: crisi da una parte, hi-tech e intelligenza artificiale dall'altra, stanno portando grosse novità. Ci sono start-up che si stanno specializzando nel trading, ci sono banche tradizionali che stanno correndo ai ripari sviluppando il proprio settore tecnologico interno. Grandi rischi, grandi opportunità: lavori tradizionali che vanno, nuovi lavori che vengono.

State Street, una banca americana con 224 anni di storia alle spalle, ha calcolato che al suo interno vengono eseguite circa 20mila operazioni manuali al giorno sugli scambi finanziari: chiaramente se la maggior parte di queste potessero essere digitalizzate, sarebbe un grande risparmio di tempo, ed economico. Certo mettendo in bilico i posti di lavoro dei consulenti finanziari classici. Ma si capisce che non c'è molta possibilità di opporsi alla corrente quando si considera che, come raccontano altre banche, la maggior parte del lavoro umano consiste nel semplice copia e incolla, nel passaggio da cartaceo a elettronico: molti ordini e operazioni vengono comunicate con uno strumento che la maggior parte di noi considera estinto, il fax.

Dall'altro lato, le start-up di tecnologia finanziaria stanno tirando su grossi investimenti: oggi fare trading significa gestire e sistematizzare una mole immensa di dati, e su questo le macchine intelligenti stanno diventando imbattibili. Da Hong Kong a Dublino, da Dubai a New York, le nuove aziende hanno raccolto la bellezza di 22 miliardi di dollari lo scorso anno, quasi il doppio rispetto a quello che avevano fatto tre anni prima.

Per non restare indietro, anche le banche tradizionali stanno correndo in questa direzione: Bank of America e Morgan Stanley, che impiegano 32mila consulenti finanziari, hanno sviluppato dei modelli di consulente-robot. Dalla semplice interazione con i clienti, cui forniscono le informazioni di base, alla finale possibilità di avviare un portafoglio di investimenti in maniera automatizzata, le potenzialità sono infinite. I riassestamenti dal punto di vista del lavoro umano sono inevitabili, e non tutti negativi: esistono ad esempio delle tipologie di decisione all'interno dei mercati finanziari in cui la discrezionalità e la sapienza umana sono sempre indispensabili. D'altro canto tra le competenze che oggi deve avere un impiegato di banca, e ancor più un consulente di borsa, non c'è più solo la specializzazione economico-finanziaria, e la conoscenza sommaria di excel: fondamentale è la capacità di interagire con le macchine, programmandole e guidandone l'apprendimento.