di Dario De Marco

E questo, il computer riuscirà a farlo? Ogni volta ci ripetiamo la domanda per un tipo nuovo di competenza. Ogni volta, all'inizio ci sembra impossibile; poi quando l'obiettivo viene raggiunto, alziamo l'asticella di ciò che viene definito Intelligenza Artificiale (A.I.). Solo qualche decennio fa, non solo era difficile progettare un software in grado di partecipare sensatamente a un gioco complesso come gli scacchi: ma addirittura era diffusa la convinzione che mai – così si espresse quella grande mente di Douglas Hofstadter – una macchina sarebbe stata capace di misurarsi col più mediocre dei dilettanti. Non molto tempo dopo, non solo i supercomputer stracciano i campioni mondiali a scacchi, ma anche a quello che è considerato un affare ancora più complicato: il go. E non ci sono solo applicazioni astratte se pur strabilianti come quelle dei giochi: in alcuni stati degli Usa un algoritmo suggerisce (non si sostituisce, per ora) al giudice se è il caso di accordare la libertà condizionale all'imputato. In Giappone una compagnia assicurativa licenzia trenta dipendenti rimpiazzandoli con un super calcolatore in grado di effettuare tutto il loro lavoro, meglio e senza mettersi in malattia.

Che manca? La scrittura? Beh, se parliamo di news brevi, anche quest'argine è stato rotto. Ma l'arte, la scrittura creativa, è un tabù ancora da abbattere. O forse no? Ecco a voi Benjamin, che di mestiere fa lo sceneggiatore, piacere: no, non gli allungate la mano, perché non ce l'ha. È una macchina, un'intelligenza artificiale se volete, programmata per scrivere film. È appena uscita la sua seconda fatica: It's no game, si può trovare su YouTube e dura circa sette minuti; il suo primo cortometraggio, dell'anno scorso, si chiamava Sunspring. Diretto da Oscar Sharp, il corto è interpretato dalla star di Baywatch David Hasselhoff: il suo autore/automa è stato 'allenato' dal programmatore Ross Goodwin con il classico metodo della similitudine. Sono stati inseriti cioè nella sua memoria situazioni e soprattutto dialoghi da un database di film e serie tv: l'algoritmo ne assimila, per così dire, i modelli, e genera lunghe frasi basate su quelle regole.

Ok, ma di cosa parla il film scritto dal computer? Beh, questo è abbastanza curioso: It's no game è una storia di fantascienza ambientata a Hollywood, e racconta di uno sciopero degli sceneggiatori, che vengono pian piano sostituiti da... computer. Grazie a un'avanzata nanotecnologia, le macchine trasmettono direttamente agli attori le loro frasi – estrapolate da Shalespeare come dai classici hollywoodiani – i quali sono costretti come automi a recitare insensati birignao. Atmosfera distopica, risultati esilaranti. Ma nel complesso, risultato inquietante: possiamo insegnare a una macchina a scrivere sceneggiature, ma poi questa inventerà storie a proposito di macchine che imparano a inventare storie (che parlano di macchine che scrivono storie che...). Insomma, se credevamo che l'ultima caratteristica dell'intelligenza umana fosse quella di scrivere letteratura ombelicale, beh ci sbagliavamo ancora una volta.