di Francesco Musolino

 

Se a fine giornata potessimo osservare tutti i nostri movimenti in area urbana, dall’utilizzo dell’auto al bike-sharing, dal taxi al tragitto pedonale, come cambierebbe la nostra mobilità? Come potremmo renderla più efficace? Per rispondere a queste domande e muoversi propedeuticamente alle richieste del mercato, Alphabet, società cui fa capo Google, nell’ottobre scorso ha annunciato una partnership con la città di Toronto attraverso la creazione di Sidewalk Labs, una piattaforma creata per ottimizzare la gestione delle strade e raccogliere dati in tempo reale. L’idea è suggestiva. “Non si tratta di un investimento a fondo perduto – ha dichiarato alla stampa Eric Schmidt, presidente di Alphabet – piuttosto è il culmine di quasi dieci anni di riflessione su come la tecnologia possa migliorare la vita delle persone attivamente”. Il compito di Coord sarà proprio quello di creare una piattaforma basata sul cloud per integrare i numerosi servizi di mobilità che sono sorti nelle città del mondo negli ultimi anni: dalla condivisione delle biciclette al car-sharing, oltre a diverse opzioni sui trasporti tradizionali privati e quelli pubblici. Coord fornirà agli sviluppatori di software l'accesso a dati completi – sia locali che proiezioni standardizzate – sull’andamento di pedaggi, parcheggi e lo spazio necessario per i cordoli. L’obiettivo è quello di creare una rete di raccolta dati per uniformare le richieste e le risposte da fornire agli utenti e alle amministrazioni, nel segno della coordinazione e della ricerca del profitto. Per fare chiarezza, Stephen Smyth, il CEO di Coord – che si è trasferito con uno staff di 13 membri da Sidewalk Labs – ha affermato: "Coord non gestisce un servizio di mobilità, noi siamo concentrati al 100% sulla volontà di diventare il tessuto connettivo”, una sorta di sistema operativo per gestire la massa di informazioni in movimento. Il settore urbano sta attirando – naturalmente – grandi investitori, come Transportation Mobility Cloud di Ford, la tecnologia "cities of the future" di Amazon Web Services, l'Intelligence Platform di Siemens e Smarter Cities di IBM.

“Le città usano i dati della viabilità per regolare taxi, il servizio bike-share e i semafori”, afferma Stephen Goldsmith, che studia i big data alla Harvard Kennedy School, “ma non riescono ad avere una visione di insieme dei servizi. Una piattaforma in grado di integrare e far interagire questa mole di dati è significativa, inoltre la combinazione di questi numeri potrebbe condurre ad importanti progressi urbani”. Un esempio? Sarà possibile colmare le lacune dei servizi, eliminare le ridondanze e poter intervenire sul tessuto urbano in modo chirurgico, cancellando sprechi e contenendo al massimo i disagi dei cittadini.

Ma, come sempre accade nei casi in cui si entra in possesso di una gran mole di informazioni, esiste un problema relativo alla privacy? Le metropoli, Toronto per prima, devono interrogarsi su eventuali limiti o tutele per i singoli invidui?  “Attualmente”, afferma Smyth, “Coord si occupa esclusivamente dei dati relativi all'infrastruttura, non degli individui. Le informazioni in nostro possesso non riguardano i movimenti o i tragitti delle persone, piuttosto”, prosegue, “si tratta dei flussi di traffico relativi ad autostrade e parcheggi, informazioni globali, non riconducibili a singole utenze”. Almeno non per il momento.

Ma come funziona Coord? Per fare un esempio pratico, una società di bike-sharing che utilizza Coord, potrà sponsorizzare il proprio servizio all'interno di un'app di navigazione come Google Maps: in questo modo un utente avrà la possibilità di localizzare una bici, valutarne il costo rispetto alla concorrenza e procedere all’acquisto mediante carta di credito.

Già oggi Sidewalk Labs ha accesso a un prezioso archivio di informazioni digitali relativo ai parcheggi privati e l’ha fatto fruttare segnalandone la disponibilità su Google Maps, riducendo sensibilmente il tempo perso per cercare uno stallo libero e gratuito. Ma non è tutto. Su Coord è già disponibile anche un servizio tridimensionale, Surveyor, che consentirà di digitalizzare i dati relativi allo spazio di un intero blocco in soli quattro minuti. La società ha digitalizzato marciapiedi, parchimetri, i cartelli di parcheggio e le strisce di marciapiede nelle aree commerciali principali di New York, Los Angeles, San Francisco e Seattle. Ciò significa che le città possono accedere rapidamente e riallocare quelle aree in base alle necessità, assegnando stazioni di bike-sharing, parcheggi taxi o car-sharing in tempo reale. Mica male, no?