di Egidio Liberti

Il 'carbone pulito' salverà l’approvvigionamento energetico del Pianeta; e lo farà contribuendo massicciamente alla riduzione di emissioni nocive. Anzi no. Da anni infatti ci si interroga sull’argomento. C’è chi sostiene i pro e chi i contro, tuttavia l’unica certezza è che il carbone genera scarti nocivi a ogni passaggio: dall'estrazione all'elaborazione, fino alla combustione. È così da sempre, cioè da quando in Inghilterra, con le prime stufe per abitazioni, si è accesa la prima rivoluzione industriale. Era l’Ottocento. E nonostante gli sforzi della comunità internazionale per trovare e favorire fonti di energia più pulita - un passaggio fondamentale per garantire il futuro del Pianeta e consentire lo sviluppo economico, l'innovazione tecnologica e la tutela della salute pubblica - il carbone resta fra le fonti di approvvigionamento energetico fondamentali.

Addirittura per il Presidente americano Trump questo combustibile fossile durerà altri “mille anni”, per la Cina e il resto dei mercati asiatici ha ancora un ruolo importantissimo. Allora, come fare? Ci pensa il 'carbone pulito'. O almeno dovrebbe. Dall’inglese clean cole, si tratta di quell’insieme di tecnologie innovative volte alla riduzione dell’impatto ambientale della produzione di energia elettrica da combustione del carbone; si applica sia ai termini di efficienza che di riduzione di emissioni inquinanti. In natura, il carbone è il fango fossilizzato di antiche paludi e l'energia immagazzinata è stata originariamente catturata attraverso la fotosintesi delle piante nel cosiddetto periodo Carbonifero, 300 milioni di anni fa. È una risorsa naturale e come spesso capita in natura piante e microbi non vi hanno concentrato solo il carbonio, cioè l’elemento che ci interessa, ma hanno anche accumulato ogni tipo di elemento tossico e contaminante. Così, quando lo bruciamo, insieme all'energia si producono anche fuliggine e gas volatili che inquinano l'atmosfera.

Fino al secolo scorso la soluzione è stata quella di alzare sempre di più comignoli e ciminiere per disperdere i fumi nell’atmosfera. Non è bastato. La concentrazione nell’aria ad alta quota ha portato le piogge acide (ricordate Blade Runner?). Così è iniziata una ricerca alternativa. Nelle centrali elettriche sono entrati filtri per trattenere particolati, macchinari per catturare i gas di zolfo (quelli che generano la pioggia acida), innovazioni tecnologiche per bloccare la CO2 impedendo il rilascio in atmosfera.

La verità 'sporca' del 'carbone pulito' sono i sottoprodotti da combustione: tracce di metalli, zolfo, anidride carbonica da smaltire. Poi ce n’è un’altra: l’estrazione del carbone, sia da miniere sotterranee che a cielo aperto, produce ingenti quantità di polvere e particolato inquinante, oltre ovviamente a una varietà di contaminanti spesso scaricati nelle acque dei fiumi sotterranei. E siccome il carbone continua a essere economico e abbondante, non ci si ferma e il suo prezzo contenuto nasconde così i costi sostenuti dalla comunità tutta. Siamo onesti: è impossibile produrre quantità significative di energia senza generare inquinanti. L'energia solare viene raccolta da pannelli che richiedono metalli rari. L'energia nucleare richiede l'uranio. L'allevamento di biocarburanti utilizza fertilizzanti e pesticidi. Quindi, l'unica differenza tra le fonti energetiche fossili e quelle rinnovabili è in quale percentuale una inquina più dell'altra. A oggi, purtroppo, probabilmente non siamo ancora in grado di produrre energia realmente pulita.