di Vanna Carlucci

Il cinema, si sa, è un dispositivo che genera spettri e che, dai Lumière fino ad oggi, non ha mai smesso di liberare fantasmi dallo schermo. Ogni immagine - come direbbe J.L.Nancy – mostra, nel senso proprio del mostrum fantasmatico che appare in superficie. Anche la tecnologia, in campo cinematografico, non ha fatto altro, nel corso del tempo, che alimentare lo stupore e la meraviglia di fronte alle immagini. Negli ultimi anni, ad esempio, a partire dal film Avatar di James Cameron, c’è stato un uso sempre crescente della tridimensionalità dell’immagine. Il 3D infatti si è imposto al cinema attraverso performance capture Digital 3D e Imax 3D come in Avatar, oppure attraverso Live action e animazione CGI in motion capture con Alice in Wonderland di Tim Burton, o ancora Live action Digital 3D e Imax 3D in Hugo Cabret di Martin Scorsese o Pina di Wim Wenders.

Proprio per il grande successo di alcuni tra questi film, il 3D è diventato strumento d’intrattenimento in tv: ESPN ha recentemente annunciato l'intenzione di lanciare un nuovo canale sportivo per gli eventi live 3D. Ma è davvero necessario tutto questo? il 3D riuscirà davvero a stuzzicare l’interesse da parte dello spettatore anche per canali di diverso genere, come una partita di calcio? Molto probabilmente no, perché il successo del 3D nel cinema (e in particolare in film di fantascienza come Avatar) consiste nel fatto che la tridimensionalità aumenta lo stupore e la meraviglia negli occhi di chi sta guardando qualcosa di inverosimile: la finzione, qualcosa che non è ma che solo il cinema sa raccontare, amplificando tutto con l’utilizzo della tecnologia.

In effetti, cosa dovremmo aspettarci di più da un partita di calcio in tv attraverso il 3D? Assolutamente nulla, nulla per cui lasciare stupiti gli occhi. Questo perché la percezione che abbiamo mentre guardiamo un avvenimento reale è assolutamente oggettiva, e a nulla servirà l’uso del 3D che mette in rilievo la superficie dell’immagine. Una partita di baseball su tv 3D, infatti, non è esattamente la stessa cosa rispetto all’utilizzo del 3D nel cinema: in questo ultimo caso infatti si parla di “realtà aumentata”, che ha l’obiettivo cioè di aumentare il grado di stupore dell’immagine - che è finzione - per capovolgerla – ovvero renderla più reale possibile.