di Valerio Bassan

 

Per i circa 43,000 coltivatori dell’Alabama, novembre è il mese delle patate dolci e della zucca, che popolano gli scaffali dei supermercati e i banchetti dei farmer’s market locali. Storicamente, l’agricoltura rappresenta una delle voci più importanti nel PIL dello “Stato del Picchio Dorato” – com’è conosciuto dai tempi della guerra di secessione – con un impatto economico annuo da quasi 6 miliardi di dollari. Eppure, in questo quadro bucolico, manca un piccolo dettaglio: l’acqua.

L’Alabama ha infatti un problema cronico con l’irrigazione, che raggiunge soltanto il 15% delle sue terre coltivate (8.9 milioni di acri), contro il 61% e il 40% di Mississippi e Georgia. Un divario imponente, anche e soprattutto per uno stato in cui un quarto dei posti di lavoro è creato proprio dal settore agricolo. In questa parte degli Stati Uniti dove la domanda produttiva è in continuo aumento, l’impoverimento delle falde acquifere è direttamente proporzionale al calo dei raccolti.

Oggi, però, un progetto da oltre un milione di dollari punta a risolvere il problema, sviluppando tecnologie innovative in grado di rispondere alle necessità dei produttori locali, nel tentativo di arginare una situazione pericolosa. “Cercheremo di implementare le migliori pratiche di irrigazione nell’intento di aumentare l’efficienza nell’uso dell’acqua, ma mettendo al primo posto la salvaguardia dell’ambiente”, ha spiegato Brenda Ortiz, agronomo e professore dell’Auburn University College, che guida il progetto.

Uno dei problemi è infatti rappresentato dall’eccessiva estrazione di acqua dalle falde acquifere, sempre più in esaurimento. Tra gli obiettivi del programma, c’è senz’altro quello di evitare un altro “caso Ogallala” – una delle più importanti riserve di acqua fossile al mondo, situata nelle Great Plains e usata per irrigare il 30% dei campi statunitensi – il cui volume si è ridotto del 10% nel giro di cinquant’anni.

C’è anche un problema culturale: secondo Ortiz, infatti, “Il 58% [degli agricoltori dell’Alabama] non ha molta dimestichezza con l’utilizzo di tecnologie per programmare l’irrigazione”, affidandosi ancora ai metodi tradizionali, come quello di tastare manualmente l’umidità dei terreni. Si tratta, dunque, di rivoluzionare pratiche che persistono ancora oggi nel solco della tradizione.

Il modello proposto da Ortiz prevede l’utilizzo di sistemi di irrigazione di precisione a velocità variabile e l’impiego di sensori per analizzare grandi quantità di dati. Allo stesso modo, per evitare sprechi verranno adoperate cisterne per lo stoccaggio dell’acqua, da utilizzare durante i mesi estivi e i periodi di siccità.

Per fare questo, Auburn ha ricevuto una sovvenzione di 946.684 dollari dal Conservation and Innovation Program of the Natural Resources and Conservation Service (NRCS.

I punti chiave del progetto saranno quindi: maggiore efficienza nell’utilizzo delle sorgenti acquifere, aumento della produzione e impegno nella tutela dell’ambiente. Una sfida che sarà possibile vincere solo attraverso una stretta collaborazione tra gli agricoltori stessi e un team di ricerca che mira alla costruzione di una rete di apprendimento in continua espansione.