di Egidio Liberti

Lassù sul tetto. O sopra le nuvole, a godere di una prospettiva unica, una vista 'illegale' che però toglie il fiato. E la città incombente sotto i piedi, a capofitto giù in uno strapiombo emotivo che mette la pelle d’oca. Il panorama è unico, inesplorato. L’inquadratura è ideale per un selfie pazzesco. I roofers si arrampicano in cima agli edifici più alti e sospesi nel vuoto, e in piedi su cornicioni o tralicci che mettono l’ansia solo a vederli, scattano foto e video. In cambio ricevono milioni di visualizzazioni su Youtube, altrettanti followers su Instagram. I roofers sono autentiche internet celebrities, e il roofing è ormai considerato uno sport estremo a tutti gli effetti. È un po’ la ciliegina sul parkour, la disciplina che si prefigge il superamento - di corsa, con salti o arrampicate - di qualunque genere di ostacolo in un percorso urbano.

Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: entrare negli edifici, grattacieli o ponti che si intende scalare è vietato, ma loro non si fermano davanti a nulla. A Mosca, Rio, New York o Shanghai non c’è pennone che non sia stato violato. Nella sola megalopoli cinese sussistono ben 23 parafulmini utili all’impresa del roofing. Sono installati in cima ai palazzi più alti della città come la Shanghai Tower, che con i suoi 128 piani svetta a 632 metri d’altezza. L’hanno conquistata il russo Vadim Makhorov e l’amico ucraino Vitaly Raskalov. Roba da farsi venire le vertigini solo a pensarci. Sono fra i più famosi (e famigerati) fra tutti, insieme alla bella modella Viki Odinctova.

La prospettiva estrema scelta dai roofers non è una novità assoluta, anzi: è da sempre una perversione umana. Andando indietro nel tempo si risale a fine ‘800, quando l’alpinista inglese Geoffrey Winthorp Young inizia ad arrampicare sui tetti della Cambridge University, ben presto emulato da altri studenti, documentando poi le proprie attività nel 1900 con la guida alla scalata del Trinity College. Ma è negli anni Ottanta e Novanta che scalare i grattacieli torna di attualità, finché con l’avvento dei social media e l’affermazione della selfie generation, il roofing diventa famoso. E se Instagram ne è la piattaforma di riferimento, il luogo ideale del momento è la Cina: qui i palazzi sono altissimi e ce n’è sempre di nuovi da esplorare. Ciò nonostante, a differenza che in altri Paesi, la comunità roofer cinese è contenuta a una quarantina di persone. Il nucleo della comunità dei roofer di Shanghai è costituito da piccoli gruppi ristretti, due o tre persone al massimo, che pubblicano le imprese estreme sui social con pseudonimi. Qui il più famoso è Cocoanext, un fotografo che ha deciso di dedicarsi al roofing dopo essersi ispirato vedendo gli scatti di architettura del fotografo Blackstationwang. Passato dai ritratti professionali ai selfie estremi, ama fissare dalla sua prospettiva privilegiata e folle i canyon urbani retroilluminati dal bagliore della strada. Hanno confini un po’ punk e un po’ cyber, somigliano alla copertina illustrata di un romanzo di Isaac Asimov.