di Dario De Marco

Come sarà il mondo del lavoro di domani? O meglio, come sarà il mondo di domani senza lavoro? Secondo lo storico israeliano Yuval Noah Harari, la domanda giusta da porsi è piuttosto quest'ultima. Esperto di preistoria come di futuro, Harari è autore di bestseller mondiali di divulgazione, come Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità, e il recente Homo Deus: breve storia di domani. Il suo modo di ragionare, tarato sui millenni piuttosto che sugli anni, è molto semplice: parte dalla considerazione che molti mestieri scompariranno nei prossimi anni. La storia è piena di esempi del genere: spazzacamini e operatori di salassi con sanguisughe vi salutano dal passato. Nel futuro si avrà solo un'accelerazione di questo processo, ma niente di nuovo. Ed è altrettanto chiaro che l'evoluzione tecnologica porterà alla nascita di nuovi lavori: programmatori, architetti, narratori di mondi virtuali, è la prima cosa che viene in mente. D'altra parte, ragiona Harari sul Guardian, bisogna considerare che da un lato è difficile che ai nuovi lavori si adattino vecchi lavoratori (e pure se fosse: voi lo vorreste un mondo virtuale disegnato da un impiegato del catasto?); dall'altro gli stessi nuovi lavori andranno incontro a un'obsolescenza più rapida.

Da qui al 2050 insomma, ci potremmo trovare non solo con milioni di inoccupati, ma milioni di inoccupabili. Che cosa faremo con tutte queste persone? Beh, qui Harari rovescia di nuovo il tavolo: è probabile, dice, che grazie all'impiego delle nuove tecnologie ci sarà un benessere diffuso di cui potranno beneficiare anche quelli che sono costretti a non lavorare. Il reddito di cittadinanza è in effetti una misura che si sta facendo sempre più strada in vari settori di tutti gli schieramenti politici. E sicuramente sapremo inventarci qualche altra cosa. Il vero problema, ragiona lo storico, sarà come impiegare il tempo di queste persone: come riempire loro la vita, per evitare che impazziscano di noia , di vuoto. E qui, ancora una volta, sarà la tecnologia a venirci in soccorso: con la realtà virtuale, con i mille impieghi, ludici e meno ludici, dei mondi inventati. E se tutto questo ci sembra un futuro bello e terribile al tempo stesso, Harari ancora una volta ci rassicura con l'ultimo paradosso: distrarsi con mondi virtuali? È quello che gli uomini fanno da millenni, grazie alle religioni. E più recentemente, grazie agli hobby. Il futuro è nel passato, e viceversa.