di Michele Masneri

Le professioni del futuro nella Silicon Valley? Il barbiere, il portinaio, il massaggiatore, lo psicanalista, il maestro. Se non sapete fare il coding, se non avete idea di come inventare il prossimo 'unicorno', cioè la startup che abbatte il muro del miliardo di dollari, lasciate perdere, e buttatevi sui servizi. La fondamentale legge di Boris “l’unica cosa seria rimasta è la ristorazione”, vale non solo in Italia ma anche qui a San Francisco.

La città che ha attraversato molteplici bolle – dalla Corsa all’Oro dell’Ottocento a quella dei computer a Internet a quella odierna – ha infatti una grande tradizione di arricchimenti laterali, più che di core business. Dopo il 1848, in piena Gold Rush, nacquero i bordelli industriali e i jeans. Attirando minatori da tutto il mondo, San Francisco aveva un preoccupante rapporto di una donna per 150 uomini; furono precettate sex-worker in ogni dove: probabilmente sono le antenate di tutti i californiani odierni. Nacque anche lì probabilmente lo status di città-santuario gay, con tutto un indotto celebrato anche da Oscar Wilde in un celebre tour ottocentesco, con quattro conferenze in città nel 1882.

Nacquero i jeans, anche. Il signor Levi Strauss, emigrante bavarese (come il trisavolo del presidente Trump, Frederick, esiliato dal piccolo regno in quanto delinquente comune), venne qui a tessere una tela particolarmente resistente per le tende dei minatori, poi applicata anche ai pantaloni. Nella Nuova geografia del lavoro, del geniale economista Enrico Moretti, la fabbrica Levi’s è simbolo del nuovo mondo del lavoro di Silicon Valley. Lo stabilimento di San Francisco infatti è chiuso e al suo posto c’è una costosissima scuola privata. Moretti, che era consigliere di Obama, ha una teoria: che le città dell’innovazione, le città cluster, cioè grappolo (San Francisco per cominciare), attraggono cervelloni strapagati ma soprattutto nugoli di lavoratori non tecnologici, perché i suddetti cervelloni hanno molte esigenze: uberisti, parrucchieri, psicanalisti, insegnanti di yoga, portinai che ricevano le merci recapitate da Amazon (presto dai droni).

Il moltiplicatore del cervellone è di 5; ogni ingegnere che arriva in una città produrrà così cinque posti di lavoro non tecnologici. Il moltiplicatore dei lavori normali invece è molto più basso. Un lavoratore di basso livello produrrà solo 1,5 posti di lavoro. La cosa più interessante è che i lavoratori tecnologici fanno salire gli stipendi e i redditi anche di quelli non tecnologici: intanto perché sono molto ben pagati. Un dipendente medio di Microsoft guadagna 170 mila dollari, ciò vuol dire che tolto vitto e alloggio spenderà molti soldi in servizi locali. Il secondo motivo è che le aziende tecnologiche hanno bisogno di una serie di servizi, e questo si traduce in grafici, venditori, consulenti.

E scuole: una delle start-up più incantevoli di San Francisco è 'La Scuola' - proprio così, in italiano - fondata dalla figlia dell’ex sindaco di Bologna Renzo Imbeni. Valentina Imbeni, scienziata dei materiali a Berkeley, non riusciva a trovare una scuola come la voleva lei per i suoi figli, e ne ha fondata una, che adesso va benissimo. Tra la via Emilia e il West, ancora una dimostrazione che forse venendo noi da un decadente Paese a identità di piccole corti e principati, abituati a creare splendide forme di intrattenimento per sovrani spesso stranieri (musica-cucina-arte, educazione), varrebbe la pena di concentrarci su questo know how e lasciare il resto a chi lo sa e lo vuole fare.