di Michele Masneri

Ah, l’Italia. Anche i magnati siliconvallici paiono non resistere alla profferta mediterranea. Pur essendo l’unico paese del G7 a non avere un volo diretto con Silicon Valley, l’Italia ha da sempre una relazione non complicata con questo angolo di California. Al netto degli ostacoli aeronautici, il mito è ancora più vivo qui rispetto alla costa Est: un’immigrazione laboriosa e umile. Nessuna mitologia mafiosa newyorchese, anche se Francis Ford Coppola abita in città. Ma il più famoso italiano di San Francisco è stato Pietro Giannini, grande banchiere che ha risollevato la città dal terremoto del 1906, prestando denaro a tutti sulla fiducia, creatore di una Bank of Italy poi ribattezzata Bank of America.

Oggi, grandi amori ricambiati: il chief economist di Google, l’economista Hal Varian, autore di un celebre manuale, si può trovare a pranzo da Donato, specie di Casina Valadier della Silicon Valley, a rimembrare i suoi semestri accademici a Firenze, sospirando. Il Cfo di Apple Luca Maestri amministra anche a tempo perso lo Juventus Club di Silicon Valley. Il fondatore della tv on demand, Tony Miranz, appena può corre a Milano dove è azionista della tv di Stefano Parisi, Chili. Mentre l’eminenza grigia di Silicon Valley, il finanziere e fondatore di Paypal Peter Thiel, scorrazza per le sue residenze intorno al globo mai separandosi dal suo cuoco personale milanese Bruno Soleri.

Il cibo resta importante: italiano è lo chef a capo della ristorazione Apple nel nuovo stabilimento anulare di Cupertino – accanto al quale, per le nuove aristocrazie impiegatizie, hanno peraltro appena aperto un Panino Giusto. E poi in città Viola Buitoni, erede delle celebri tagliatelle, è la regina del catering.


 

 

Però non c’è solo questo: nella città in cui l’educazione dei figli è un incubo di sofisticazione (il grande ritorno dell’home schooling, le materie più strampalate) uno degli istituti più ambiti è “La scuola”, bilingue, messa su da Valentina Imbeni, figlia incantevole del celebre sindaco di Bologna (ingegnere dei materiali a Berkeley, non trovava la scuola giusta per i figli, con spirito siliconvallico ha fondato la sua). E’ poi italiano il direttore della San Francisco Opera, la seconda più importante degli Stati Uniti.

Ma l’amore per l’Italia dei magnati siliconvallici ha un’altra declinazione meno conosciuta, il design. Un grande amante dell’Italia, in particolare di Milano, è Joe Gebbia: trentacinque anni, fondatore di Airbnb, tre virgola tre miliardi di dollari, cpo dell'azienda (cioè chief product officer) e soprattutto colui che l'ha inventata. L’idea nasce molto milanesemente da un salone del mobile, non a Milano ma a San Francisco. La morfologia della fiaba di AirBnb comincia infatti dopo la laurea alla Rhode Island School of Design, in occasione di una Design Week a San Francisco, 2007, tutto esaurito in città, mentre Gebbia, laureato senza lavoro e senza un dollaro, si rende conto di avere un bene preziosissimo: un divano (nasce quello che all’inizio si chiama “Air Bed and Breakfast”).

Il movimento del design non è peraltro a senso unico: a San Francisco, capitalina riluttante della Silicon Valley, Ettore Sottsass lavorava al centro Olivetti di Palo Alto, mentre la moglie Fernanda Pivano, annoiandosi, si spingeva fino a North Beach, il quartiere (bellissimo) degli italiani, tra il palazzo di Coppola che ospita gli uffici del regista, e un ristorante, e la libreria di Lawrence Ferlinghetti, Citylights, dove Burroughs e Ginsberg facevano nascere il Beat (e la Pivano li traduceva in italiano).

Sottsass ha anche disegnato l’unica casa decente di un tycoon di Silicon Valley, vallata architettonicamente deprimente: la villa (oggi in vendita) di David Kelley, leggendario fondatore della casa di design Ideo, inventore del primo mouse commerciale della storia, amico di Steve Jobs. E a San Francisco, città di architetture anonime, sta per venir su un nuovo grattacielo di Renzo Piano; ma soprattutto, Aldo Cibic a settembre trasferirà qui vita e abitazione, mentre tra le due città si divide già Johanna Grawunder, talentuosa designer già allieva di Sottsass. La Silicon Valley non lo sa, ma è una grande Brianza 2.0.