Le usiamo per tutto, dalla palestra alla spesa. Ma possono essere insidiose, soprattutto quando si infilano nei nostri dati e ci fanno pagare per servizi mai richiesti. È il doppio volto delle app, i software che ci «facilitano la vita» con servizi ad hoc. L'esplosione del settore ha aumentato anche i rischi, rappresentati da app che contaminano i dispositivi con virus o approfittano dell'installazione per aggiudicarsi dati sensibili. Google è corsa ai ripari per difendere Google Play, il suo negozio virtuale di applicazioni, con un algoritmo capace di stanare i prodotti più pericolosi per i clienti. Come? Il programma sfrutta tecnologie di machine learning per riunire e classificare in categorie le varie app comparse su Play, dividendole a seconda del settore (come «Strumenti» o «Giochi») e registrando le anomalie più sospette: l'esempio citato è quello di una app per la lettura di libri che chiede dati sulla geolocalizzazione, un'informazione superflua per un software che consente di scaricare e visionare testi scritti. Pensato a tutela degli utenti, l'algoritmo diventerà disponibile anche per i developer. Quando sono interessati a proteggere, e non danneggiare i clienti.