di Francesco Musolino

 

Di cosa sono fatte le nostre idee? Perché tendiamo a fidarci di qualcuno e a diffidare di altri? Cosa ci spinge a legarci ad altre persone, a formare un gruppo, una coalizione di individui, finendo per condividere un comune ideale astratto su cui basare le nostre interazioni? E da un punto di vista scientifico, possiamo conservare la nostra identità anche facendo parte di un gruppo con una moralità condivisa? Dalla notte dei tempi le coalizioni difendono valori comuni e interagiscono con status mentali condivisi. Un’unità fortemente coesa e compatta, non semplici gruppi di persone. Il quid che fa la differenza è proprio il valore astratto; del resto in natura non sembra esistere nulla di paragonabile e la gerarchia lineare in atto – un maschio alfa domina il gruppo allontanando gli altri pretendenti – permette la sopravvivenza delle mandrie e la riproduzione della specie, evitando l’innescarsi di alleanze e strategie fra gli esemplari “scartati”. Tutto questo è necessario e auspicabile in una situazione di mera sopravvivenza e laddove le risorse naturali siano limitate. Ma John Tooby, il padre-fondatore della Psicologia Evolutiva – condirettore del Center for Evolutionary Psychology e professore di Antropologia presso l’University College Santa Barbara – evidenzia l’importanza per la specie umana di poter far leva sugli istinti di coalizione, generando le premesse per una nuova concezione di realtà aumentata, una fase neurologicamente avanzata e destinata a sovrastare quella più antica. Le sue parole sono state pubblicate sulla piattaforma Edge, un’agorà online in cui alcune fra le menti più complesse e sofisticate del mondo scientifico si interrogano circa i limiti della conoscenza e i cortocircuiti dell’ambito scientifico, intercettando e antecedendo i punti critici della nostra società culturale.

Ciò è stato possibile quando il potere si è spostato dai maschi alfa solitari verso elementi più coordinati alla cooperazione, aprendo un ventaglio di collaborazioni, condivisioni di idee e, in primis, obiettivi politici e strategici. Come conseguenza di queste dinamiche e della capacità di avere una visione condivisa nella coalizione, le fazioni rivali che si fronteggiano sulla medesima area geografica possono veder ampliare o diminuire il proprio range d’azione. Ma in questo lucido ragionamento che spiega la nostra evoluzione in chiave astratta, la parola d’ordine, come sottolinea chiaramente il visionario Tooby, è identità. Ovvero la coalizione non ha un’esistenza indipendente e ne sei membro attivo soltanto se gli altri membri ti riconoscono – e accettano come tale. La rivoluzione ideata da Tooby poggia sulla condivisione di un progetto astratto – ma con obiettivi concreti – e il concetto chiave è l’identità degli appartenenti alla coalizione. In tal modo è possibile far fronte comune contro chi è rimasto escluso, i non-membri, presentandosi al loro confronto con una forza d’urto e un’unità d’intenti condivisa. Dalla notte dei tempi, gli altri, i reietti, sono sempre stati in balia dei gruppi. La conseguenza logica di tutto ciò è un ancestrale bisogno dell’uomo di far parte di una coalizione. Si tratta di puro istinto di sopravvivenza che permette anche di mandar giù pressoché qualsiasi base politica per l'adesione. Giocoforza chi si trova in posizione dominante finisce per promuovere i propri interessi in una coalizione e, la storia insegna, che anche laddove l’idea fondativa puntava sul benessere condiviso, è stato semplice scivolare in forme repressive, apertamente in contraddizione con i valori originari.

Ma se tutto ciò ha un senso logico in tema di evoluzione e sopravvivenza, cosa accade quando applichiamo il concetto di mentalità condivisa in ambito accademico e scientifico? John Tooby sottolinea che la condivisione della mentalità di coalizione finisce per renderci tutti molto più stupidi, privandoci del libero arbitrio individuale. Ad esempio, tutte le persone che basano l’appartenenza ad una coalizione sulla condivisione di proposizioni scientifiche "razionali", entrano in crisi laddove sorgono nuove informazioni che richiedono una revisione della credenza. Mettere in discussione o non essere d'accordo con i precetti della coalizione, anche per ragioni razionali, rende un membro della coalizione cattivo e immorale, rischiando di perdere le offerte di lavoro, i propri amici e l'amata identità di gruppo. E tutto ciò, sottolinea Tooby, fatalmente blocca la revisione della credenza. In parole povere ogni volta che sorge una coalizione sulla condivisione di proposizioni scientifiche, dobbiamo prepararci ad un disastro. Un esempio pratico? Basti pensare al contrasto in atto fra creazionisti ed evoluzionisti. Un circolo di studiosi reso coeso dalla teoria creazionista non accetterà mai le evidenze scientifiche a favore della teoria darwiniana perché entrerebbero in contrasto con le proprie basi conoscitive. Ma così facendo, al di là delle capacità dimostrate sul campo, questi scienziati frapporranno un argine invalicabile alla conoscenza e al proprio contributo al contesto accademico, mettendosi, ipso facto, da soli in fuori gioco. O peggio, secondo Tooby, andrebbero a costituire una pericolosa sacca di resistenza e disinformazione. Accettare i punti di vista diversi, le nuove evidenze oggettive, può essere possibile soltanto se rinunceremo al desiderio ancestrale di esser parte di un gruppo, soltanto se continueremo a cercare la verità a prescindere dal destino sociale dei singoli individui.