di Giulia Cavaliere

 

Non è difficile credere che il nome Bob Witte non richiami nulla alla vostra memoria: poche mostre e la più totale assenza da Facebook, Instagram e altri social network, fanno di lui un artista avvolto da un alone di mistero. Nato a Omaha (Nebraska), Witte è cresciuto a Kansas City, ha studiato alla Lincoln University e ha vissuto per più di cinquant'anni nella zona di Los Angeles. Prima di occuparsi a tempo pieno di fotografia, era un ingegnere.

Nonostante queste premesse, e nonostante l'età non giovanissima, Bob Witte ha letteralmente portato profondità e sostanza nella fotografia tradizionale. Nella sua biografia troviamo una sintetica e perfetta definizione del nucleo del suo lavoro: "Bob Witte ritiene di essere un fotografo sperimentale che crea montaggi e collage sia bidimensionali che tridimensionali". Offrendo una linea più generale del proprio approccio al lavoro, lui stesso afferma: "Se vuoi essere un artista devi essere aperto a tutto, ho trovato un modo per includere la scultura nella fotografia. Non significa che sia uno scultore ma che lì esistono regole e idee da cui io posso imparare". All'inizio Witte fotografava paesaggi in bianco e nero, opere dalla qualità simile alle stampe di Minor White o Edward Weston, poi ha deciso di esplorare un territorio nuovo sperimentando e producendo del materiale interessante e insolito.

In sostanza Witte ha scelto di allontanarsi da una concezione puramente realistica della fotografia, quella secondo cui si riproduce qualcosa di esistente in un dato momento nel tempo: "Ci sono persone che credono che la fotografia sia un'arte (proprio come la pittura e la scultura) e ci sono scultori e pittori che non pensano la stessa cosa. Il mio obiettivo in questi anni è stato quello di connettere sempre di più la fotografia con coloro i quali la ritengono un'arte". Witte scatta due o più fotografie e le combina usando tecniche digitali, creando qualcosa che la natura, da sé, non può generare. Alla base c’è una particolare modalità di scansione e sovrapposizione dei negativi, spesso unita alla creazione di una luce inconsueta che sembra arrivare dalla profondità dell'immagine, e costruita con una superficie riflettente posta in fondo agli strati della fotografia - questo per cercare di combattere la naturale binocularità dei nostri occhi. Il risultato ricorda i lavori di Joseph Cornwell e i dagherrotipi del diciannovesimo secolo.

Il motto di Bob Witte è "scatta fotografie non per quello che sono ma per quello che possono diventare", cosa che lui fa viaggiando e perdendosi continuamente tra i propri scatti, i propri negativi e combinandoli insieme in modi diversi, nuovi e intriganti fino a quando qualcosa di estremamente esaltante non compare davanti ai suoi occhi. Tratto distintivo di ogni suo percorso di scoperta resta il valore della profondità - tanto in questa di cui abbiamo parlato quanto in altre ricerche visive. Due cose su tutte fanno del lavoro di Bob Witte qualcosa di importante: la qualità eccellente dei materiali utilizzati e la presentazione del lavoro: insomma, la precisione dell'ingegnere, che incontra la forte sensibilità dell'artista.