di Egidio Liberti

La nostra sarà ricordata come l’epoca degli autoscatti: i selfie. Immagini egoriferite che scandiscono il ritmo delle nostre giornate (e serate), pubbliche e private. Uno scatto dopo l’altro. Una manna per i produttori di tecnologia, dalle macchine integrate nei telefoni sempre più performanti alle 'start-app' per la pubblicazione immediata. Ma un danno per la fotografia che, così come l’abbiamo pensata e utilizzata finora, sta praticamente scomparendo. La metamorfosi corre in rete. Se il selfie serve, di fatto, a certificare l’esistenza in vita di chi scatta e posta, la fotografia 'professionale' trova sempre meno spazio. Serviva a immortalare istanti, stati d’animo, emozioni: era un’opera selettiva. Analogica per definizione. Oggi serve a mostrare a tutti il tramonto, un tramezzino, un gattino. Grazie alla tecnologia sempre più accessibile perché non più costosa, banalizzare è un gioco da ragazzi. Chiunque può ambire a raccogliere e diffondere le proprie immagini, mettendo in crisi un intero settore. L’effetto della fotografia vernacolare su quella professionale è devastante.

Eppure questo suo eccesso di successo fa perdere il contatto con la realtà, rischia di far precipitare tutto il settore nel nonsenso. Mentre i produttori di macchine fotografiche lottano per innovare, i consumatori non hanno bisogno di aggiornare: così il mercato rallenta fino (quasi) a fermarsi. Nikon ha recentemente riconosciuto una perdita straordinaria: il secondo produttore al mondo ha registrato un meno 260 milioni di dollari negli ultimi 9 mesi del 2016, cedendo nel valore azionario il 15%. La progressione tecnologica dell'industria in fatto di ricerca per realizzare nuovi modelli, sensori, megapixel, è scandita da investimenti milionari; e anche i fotografi professionisti spendono un sacco di soldi in lenti multiple e fotocamere digitali da 50.6MP come la Canon EOS 5DS. Troppo? Forse, stando almeno al contesto di mercato che vede una diminuzione inesorabile della produzione: circa 20 milioni di pezzi contro i 45 milioni del 2014, e -1,6% alla voce spedizioni sempre nel gennaio 2017.

Il trend mostra una crescita che viene dal basso, esaltando ancora una volta la democratizzazione delle risorse, cui però corrisponde (sempre) l’impoverimento dell’apice. Fujifilm con le sue mirrorless da 24 megapixel a buon mercato è il maggior concorrente di Canon e Nikon, insieme a Sony e Olympus. Il mercato ha creato un certo equilibrio, forse perché ciò che più manca all’industria è proprio l’innovazione. Canon produce i propri sensori digitali, ma la maggior parte degli altri principali produttori (tra cui Nikon e Fujifilm) utilizzano Sony, rendendo il mercato sorprendentemente uniforme e la fotografia piena di quei miliardi di scatti fatti ogni giorno con gli smartphone. Ma a fine giornata, cosa ricordiamo davvero di quello che abbiamo visto?