di Egidio Liberti

Meglio le moderne 'banche' fintech o i tradizionali istituti di credito? La domanda è assolutamente pertinente, specie ora che alcuni analisti cominciano a sostenere che le start up fintech - quelle ad alto contenuto tecnologico, che stanno allargando il loro raggio d'azione a finanza, raccolta e prestito di capitali - rappresentano un’autentica alternativa al sistema bancario che conosciamo. Fintech è la contaminazione tra l'attività finanziaria – quella basica delle banche, cioè raccogliere, gestire e prestare denaro – e le novità tecnologiche. Tutto grazie a una tecnologia e a un algoritmo che permette a chiunque di gestire autonomamente il proprio patrimonio. E di farlo facilmente e in mobilità, tramite app e smartphone. Funzioni che trovano mercato soprattutto tra i giovani millennials. Pagare una bolletta? Un gioco da ragazzi. Come trasferire denaro, investire, prestare, o gestire i propri titoli; e per giunta con commissioni spesso inferiori, magari dello 0,7 per cento contro l'1-2 per cento delle gestioni tradizionali.

Non a caso i big del denaro come Blackrock, il più grande gestore di fondi al mondo, ha comprato FutureAdviser: un robot consulente finanziario che combinando reddito, obiettivi finanziari e situazione fiscale, genera automaticamente il portafoglio di investimenti più giusto e a costo più basso di quello di un consulente in carne e ossa. Big player come PayPal o Square hanno fatto scuola, e così molte fintech si sono affacciate al mercato infastidendo i big dell’economia. Queste start up sono snelle, possono prendere decisioni in un amen, aderiscono meglio al mercato perché si concentrano su specializzazioni e, a differenza di mastodontiche istituzioni finanziarie, non devono coprire l’intero mercato. Così i 'pachidermi', prima di estinguersi, hanno deciso di reagire. Secondo gli analisti di Forbes infatti, nonostante siano più grandi e meglio finanziate, le società della categoria Fortune 500 spesso non riescono a superare i concorrenti più piccoli. Per rafforzare l’armatura tecnologica e non perdere il passo, l'aumento degli investimenti nella tecnologia è una mossa naturale e necessaria. Nell’era del mobile banking, l’aumento del coefficiente tech nei colossi tradizionali, ma anche un’alleanza strategica con gli attuali (best) player fintech, appare a molti analisti come la ricetta scaccia crisi. Molte istituzioni stanno infatti già prendendo questa strada: in un sondaggio SourceMedia del 2016, il 70% delle banche ha dichiarato che spenderebbero di più per la tecnologia e otto aziende finanziarie su dieci si vedono partner di aziende fintech nei prossimi anni. Così, quella che alcuni analisti etichettano come una bolla, per l’intelligence bancaria sembra più un patto col diavolo.