di Valerio Millefoglie

 

Nel 2016 l’Università del Texas e l’Accademia di Belle Arti di Austin hanno aperto una fonderia. Si chiama appunto The Foundry ed è pensata per gli studenti del Center for Arts and Entertainment Technologies: non argilla e colate di metallo, ma cuffie per la Realtà Virtuale e stampanti 3D; una fabbrica dove creare videogiochi e suoni, dove i ferri del mestiere sono taglierini laser e fotocamere. Le materie sono scienza, ingegneria, arte, matematica e naturalmente tecnologia.

Qualche anno prima, a un’ora da qui, a San Antonio, ha aperto BiblioTech, che si definisce “la prima biblioteca senza libri”. 4800 mq ospitano un catalogo di più di 10000 e-book. Le aule di scuola e dell’università non sono più il luogo intoccabile governato dalla Cattedra, ma diventano luogo delle Flipped Classroom, classi dove le lezioni non sono più frontali e l’insegnamento passa anche per la pratica, per il fare. Così FabLab e spazi per i makers cambiano il modo di studiare.

Nel libro How the Maker Movement is changing our school, our jobs, and our minds gli autori, Dale Dougherty e Tim O’Reilly, parlano di una “rinascita del fare”, invitando ogni lettore a vedersi non come un semplice fruitore delle cose che lo circondano, ma come un creatore, capace di dare forma a queste cose. Secondo la loro visione le aree urbane abbandonate non saranno più abbandonate, gli spazi comuni come biblioteche e musei potranno essere più vivi e anche le nostre stesse vite, l’interazione sociale e lo sviluppo personale, potranno migliorare.

Dal Texas spostiamoci in Pensilvania, nella contea di Allegheny. Qui l’università Carnagie Mellon ha collaborato con il distretto scolastico per costruire nelle scuole medie e superiori spazi dedicati ai maker. Le discipline si intersecano: l’arte e l’informatica, l’informatica dell’arte. Uno dei progetti nati qui è Dream Factory: ancora una volta si mescolano il lessico del fare le cose in prima persona, con le mani, e il linguaggio dell’immaginazione. Gli studenti hanno utilizzato software 3D e stampanti per rendere reali le proprie visioni. In un video pubblicato sul canale ufficiale della Case Western Reverse University, in Ohio, si vedono quattro studenti attraversare delle strisce pedonali in camice bianco. Il titolo del video è Studenti inventano una toppa per le buche. Poco dopo li ritroviamo in laboratorio dove lavorano a un preparato liquido, un fluido non-Newtoniano che prende forma di una sacca, economica e veloce, per riempire le buche. All’interno della Case Western University c’è Think [box], “uno spazio scollegato dal campus - si legge nella descrizione sul sito - dove tutti possono progettare, sviluppare e commercializzare prodotti, e dove tutte queste attività possono interagire e contaminarsi. Più che un luogo di incontro è sede di educatori, consulenti, facilitatori che possono aiutare gli studenti a diventare i leader tecnologici del domani”.