Il CEO Rupert Stadler, lo sviluppatore di robot David Hanson e lo studioso di fantascienza Alan N. Shapiro si incontrano in un Audi future lab per discutere di diversi argomenti. Una conversazione basata su pillole di conoscenza, algoritmi, auto che imparano da sé e si guidano da sole, l’etica e la semplicità degli umani.

Lei ha creato un’attraente robot donna che risponde al nome di Sophia. Come mai i suoi robot assomigliano agli umani, signor Hanson?

HANSON Alle persone piacciono le persone. Per questo i robot umanoidi toccano le nostre emozioni e il nostro sistema nervoso. Ci sentiamo attratti da loro, ammiriamo il loro aspetto e ci identifichiamo con loro. Questo è il motivo per cui i bambini giocano con le bambole. I robot umanoidi ci rendono più facile accedere all’Intelligenza Artificiale e renderla intuitivamente tangibile. Dunque perché non dovrebbero assomigliare agli umani? Potremmo addirittura innamorarci di questi robot.

Può anche sviluppare emozioni per le macchine?

STADLER: Pensi alle auto sportive e alle farfalle nello stomaco che ci creano. A noi piacciono le nostre macchine e senz’altro sviluppiamo appassionati sentimenti verso di loro. Nel futuro, dunque, l’auto potrà anche ricambiare questi sentimenti. Ci riconoscerà e dopo una giornata stressante, per esempio, suonerà la nostra musica preferita, ci massaggerà la schiena e saprà di cosa abbiamo bisogno. In Audi, noi la chiamiamo API – assistenti personali intelligenti. Personal intelligent assistant.

Ormai tutti abbiamo dimestichezza con robot come i tagliaerba o con l’industria manifatturiera. A cosa ci servono invece i robot umanoidi?

SHAPIRO: Androidi come Sophia giocheranno un ruolo in tutte le aree della vita. Può immaginarlo come un film di fantascienza. Gli androidi saranno i nostri amici e partner, e ci daranno anche una mano in casa.

ImgAiAGE.jpg

Così noi umani non sapremo cavarcela da soli?

SHAPIRO: A essere onesto, già ora non ce la caviamo benissimo. Secondo il mio punto di vista, lo scopo essenziale dell’intelligenza artificiale dovrebbe essere quello di trasformare gli umani stessi e renderli più empatici e più etici. Superare sè stessi. La relazione tra umani e Intelligenza Artificiale dovrebbe essere una partnership in cui noi impariamo anche cosa davvero costituisce l’intelligenza umana.

Per esempio?

SHAPIRO: L’intelligenza consiste in molte sfaccettature. Esistono aspetti più interessanti oltre a quelli associati alla razionalità e al calcolo. Pensi all’intelligenza sociale: essere capaci di comportarsi in modo appropriato nelle situazioni interpersonali.

STADLER: Un altro esempio è l’intelligenza emotiva che è l’abilità di percepire, interpretare i sentimenti e di agire di conseguenza.

E così sappiamo con precisione cosa costituisce l’intelligenza

SHAPIRO: No. L’assunto per cui puoi riprodurre l’intelligenza umana in Intelligenza Artificiale è totalmente sbagliato. L’idea di trasferire algoritmi biologici in algoritmi matematici mostra solo quanto siano semplicistici gli umani.

ImgAiAge3.jpg

Dice sul serio?

SHAPIRO: Certo. Noi abbiamo molti limiti. Le persone muoiono di fame nel mondo, ci sono guerre e dittature. Un altro esempio è il cambiamento climatico, che non siamo in grado di tenere sotto controllo. Noi certo non possiamo arrivare a soluzioni ai seri problemi creati dall’uomo. Al contrario, stiamo facendo tutto ciò che possiamo per distruggere il mondo e sostanzialmente noi stessi.

Perciò siamo distruttivi. Ed è per questo che abbiamo bisogno dell’intelligenza artificiale?

STADLER: Quella in sé non è di certo l’unica motivazione, ma l’intelligenza artificiale ci permetterà di usare le nostre risorse in modo più efficiente. Le macchine che imparano da sole possono senza dubbio anche rendere la nostra vita quotidiana molto più facile.

HANSON: Ci sono cose che noi umani non possiamo fare. Le macchine e i robot invece sì, per esempio, portare pesi più pesanti. Sono più precisi e più veloci di noi. Non si stancano, non si ammalano e non hanno bisogno di vacanze.

Gli umani stanno diventando superflui?

HANSON: No, perché noi abbiamo anche alcune forze eccezionali. Non tutto si fonda sulla logica. Gli umani tendono a prendere decisioni personali basate in particolare su un istinto di pancia Questo sentimento intuitivo è alieno ai robot. Non si tratta quindi di sostituire noi stessi, ma di estendere il nostro potenziale umano. Assistiti dai robot, possiamo ottenere di più, diventare migliori e superare noi stessi.

STADLER: Questo meccanicismo si applica allo stesso modo usando l’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro. I robot stanno già lavorando mano nella mano con gli umani nelle nostre fabbriche e stanno svolgendo compiti ardui.

SHAPIRO: Tutte le tecnologie che gli umani hanno sviluppato fino a ora hanno avuto come scopo l’estensione delle nostre possibilità. Già da tempo traiamo beneficio da impianti medici che prolungano la vita. Nel futuro questo andrà oltre. Estenderemo le nostre abilità cognitive, le nostre capacità intellettuali. Per esempio, saremo in grado di assimilare saperi e conoscenze, come e quando richiesto, con una pillola. Accadrà con le lingue straniere o con una particolare abilità.

La conoscenza sulla programmazione dell’intelligenza artificiale c’è attualmente anche in altri settori?

STADLER: Non necessariamente si deve associare l’Intelligenza Artificiale all’industria dell’auto. Ma per migliorare la guida pilotata, dobbiamo assimilare l’intelligenza artificiale come competenza centrale. Al tempo stesso, gruppi come quello composto da Audi, Mercedes e BMW con il servizio di mappa HERE stanno diventando sempre più importanti.

Automobile letteralmente significa “che si muove da sola”. Perché l’industria dell’auto ci ha impiegato più di 130 anni per scoprire la guida automatica?

STADLER: Il sogno della macchina che si guida da sola è vecchio quando quello del moto perpetuo. Solo ora, abbiamo avuto la tecnologia per realizzare questo sogno. Oggi le soluzioni stanno emergendo da alcuni dei problemi che per lungo tempo credevamo insormontabili. E così, migliorate le potenzialità dei computer, possiamo finalmente utilizzare il massimo quantitativo di informazioni e intraprendere il passaggio successivo verso la guida pilotata.