di Caterina Vasaturo

Ha navigato per circa un decennio, percorrendo oltre duecentomila miglia. Praticamente, è come se avesse circumnavigato il globo dieci volte. Ora, la RRS James Cook affronta la sfida del secolo: esplorare i depositi minerali naturali, posti sotto la superficie del mare. Guidata dal Centro Nazionale Oceanografo (NOC), la nave inglese da ricerca lascerà il Regno Unito e le coste di Southampton, per raggiungere la dorsale medio atlantica. Oggetto di studio saranno le sorgenti o bocchette idrotermali, rocce sommerse del mantello terrestre, che ospitano un ricchissimo bottino, un tesoro ben sepolto di oro, rame, zinco e altri minerali preziosi. Con la crescente domanda di materie prime, tali risorse potrebbero rivelarsi più che utili in futuro. Ma per evitare di recare danni irreparabili all’ambiente, inaspettatamente colmo di fauna e popolato da esotici ecosistemi, la spedizione si concentrerà solo sulle fonti idrotermali non attive.

Il dottor Bramley Murton, che conduce i lavori del NOC, paragona l’atto delle scoperte in ambito sottomarino a quello praticato nell’universo spaziale, perché simili sono le difficoltà riscontrate. Solo l’innovazione in campo tecnologico consente di raggiungere e conoscere questi mondi nascosti. La profondità, l’intensa pressione e l’eterna oscurità degli abissi celano un paesaggio impervio, una via di mezzo tra il Grand Canyon e la Monument Valley, situati, però, a tre chilometri e mezzo sotto le onde. La missione sarà compiuta, nello specifico, con l’impianto di perforazione robotico della British Geological Survey. Il rivoluzionario strumento permetterà, infatti, di praticare fori profondi nei depositi, per estrarre campioni di minerali e prendere atto delle condizioni interne. Gli scienziati potranno, quindi, stabilire se i corpi inorganici prelevati siano in grado di sopportare a lungo gli effetti degradanti dell’ambiente marino. Saranno verificati anche nuovi metodi di rilevazione, alcuni simili a un gigantesco metal detector, altri al CT scan, l’apparecchio per la scansione medica. Solo che al posto dei raggi X si utilizzeranno le onde sismiche, per indicare la presenza di depositi minerali sepolti. Riusciranno i nostri eroi, con il supporto delle macchine, a mappare, in modo soddisfacente, la distribuzione dei sistemi idrotermali marini ormai estinti?