di Sarah Spinazzola

Con l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea che si fa sempre più vicina, sono stati finalmente resi noti i nuovi piani per rendere il Regno Unito il leader mondiale nell’industria high-tech. La prospettiva è delle più ambiziose: smuovere l’economia per oltre 450 miliardi di dollari e creare 200.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi dieci anni. Come si può immaginare, le nuove proposte costituiranno molto probabilmente la base per gli accordi di settore nel dopo Brexit. Quali sono dunque i nuovi progetti? Prima di tutto la creazione di una dozzina di “Digital Innovation Hub”: centri con l’obiettivo di promuovere la domanda d’innovazione del sistema produttivo, una “porta di accesso” delle imprese al mondo dell’industria 4.0. Il punto di forza del “DIH” è quello di offrire servizi qualificati grazie a un network di operatori dell’innovazione. Verranno inoltre resi disponibili cinque centri di ricerca digitale incentrati sulle tecnologie d’avanguardia come ad esempio l’intelligenza artificiale, l’Internet delle cose e la realtà virtuale. In più le tecnologie digitali verranno incluse nel sistema fiscale di ricerca e sviluppo, mentre la Business Bank britannica prenderà in esame nuovi modi per finanziare questo tipo di progetti incrementando così l’investimento del 20%.

Bisogna tenere conto anche del fatto che queste nuove proposte arrivano direttamente dal capo della Siemens, Juergen Maier. Il governo infatti, lo ha incaricato di trovare soluzioni su come la tecnologia digitale possa trasportare le industrie tradizionali nell’era moderna, tenendo conto delle nuove strategie industriali di Theresa May. “L’industria” sostiene Maier “lavora con il governo, e questo pacchetto combinato di misure aumenterà la crescita e la produttività del Regno Unito nel settore manifatturiero e fornirà più esportazioni e potenziali guadagni, cosa di cui la nostra economia ha disperatamente bisogno”, conclude il numero uno di Siemens: “Questi nuovi piani di sviluppo aiuteranno le imprese a comprendere, distribuire e combinare le più recenti tecnologie digitali, contribuendo a garantire ricerca e sviluppo con nuove industrie e posti di lavoro altamente qualificati”. Numerose sono le misure suggerite per l’avanzamento e la conversione di un milione di lavoratori nei prossimi cinque anni, tra cui la creazione di una piattaforma di competenze digitali e l’individuazione di quei lavoratori più a rischio di perdere il lavoro per via dell’automazione.  

“Il settore manifatturiero del Regno Unito ha il potenziale per essere il leader mondiale nella rivoluzione della tecnologia digitale”, ha dichiarato il segretario Greg Clark. “Non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con l’industria per assicurare un accordo sul settore della digitalizzazione industriale”, ha aggiunto. “Il Regno Unito deve competere con la Cina, gli Stati Uniti e gran parte dell’Europa, paesi dove sono già previsti piani per abbracciare la quarta rivoluzione industriale”, ha detto il direttore generale Carolyn Fairbairn. “Invito il governo a considerare attentamente questi piani, poiché sono focalizzati all’aumento della produttività e dei salari, soprattutto nelle piccole imprese”.  Anche Adrian Gregory, capo di Atos in Inghilterra e Irlanda, ha affermato che l’”up-skilling” si baserà su forze già esistenti nel settore della tecnologia, incoraggiando in questo modo la nuova generazione d’imprenditori a sviluppare prodotti per la futura rivoluzione dell’industria.