Mentre una giovane coppia entra nel suo primo nido, un appartamento in un palazzo appena costruito, una coppia di uccelli si separa proprio a causa di quel palazzo. Lo sviluppo urbano è infatti motivo di divorzi, di dispersione, e anche di decessi, per gli uccelli. Quella che fino a oggi era stata stimata tra le specie con il più alto tasso di monogamia vive oggi la sua più grande crisi. A testimoniarlo è un recente studio pubblicato sulla peer-review PLUS-ONE. David Oleyar di HawkWatch International, associazione che si occupa di preservare l’ambiente attraverso il monitoraggio dei rapaci, e co-autore dello studio spiega, “Quando arriviamo a costruire una nuova area spesso costringiamo gli uccelli a spostarsi altrove, e quando si spostano altrove devono trovare un compagno”. Il suo team ha monitorato dal 2001 al 2011: 5 riserve forestali, 10 aree urbane e 11 siti che comprendono tratti di transizione tra foresta e città, a Seattle. Si sono concentrati su tre tipi di atteggiamenti dei volatili rispetto al territorio, suddividendoli in: adattatori, sfruttatori ed evitatori. Mentre i primi due riescono ad ammortizzare l’impatto con l’ambiente urbanizzato e in fase di transizione, lo stesso non si può dire degli evitatori, che sono costretti a saltare la trasmissione dei geni a causa della difficoltà di adattamento.

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In generale poi, per degli uccelli che hanno come aspettativa di vita fra i 5 e gli 8 anni, un anno o due di ricerca di un nuovo habitat e compagno può influire notevolmente. Secondo un report del New York Times ogni anno 97 milioni di uccelli muoiono schiantandosi contro gli edifici e 60 milioni contro le auto. Amanda Rodewald, ornitologa della Cornel University, spiega che le conseguenze dell’urbanizzazione possono essere ancora più sottili di questi “inconvenienti” del percorso. Ha scoperto infatti che anche nelle are di cosiddetto sviluppo verde, dove si viene a perdere soltanto il 10% di area forestale, gli uccelli hanno difficoltà ad adattarsi. C’è infine una storia, sembra uscita dalla fantasia visionaria di un regista e invece è realtà. Poco prima della mezzanotte del capodanno 2011, una pioggia di 5.000 merli dalle ali rosse cominciò a cadere su tetti, strade, prati, cortili della piccola cittadina di Beebe, in Arkansas. In quell’occasione la causa erano i danni dei pesticidi. Sembra così solo un’invenzione poetica la figura degli Inseparabili, una specie di pappagalli diffusi in Africa.

Valerio Millefoglie