di Alessandro Rimassa

Sette il Magazine del Corriere della Sera (Numero 47), Italia

Una bottega-salotto dove disegna, realizza rendering, seleziona i materiali. Così nascono collezioni e pezzi unici. Anche su misura

Adesso che hai il diploma da designer, cerca un'azienda che ti assuma e datti da fare». Se Sandro Gonnella nel 2006 avesse seguito il consiglio degli amici - quando la precarietà era sì alle porte, ma parte della generazione mille euro era un incubo e non una speranza - oggi non avrebbe una storia da raccontare. Invece ha trasformato a modo suo quel “datti da fare" e ha scelto la strada del creare un'attività propria, da artigiano. «Sono tornato nella mia Perugia, ho preso uno spazio in centro e ho aperto la bottega: tutti mi dicevano che ero pazzo». È nato così il marchio Ozona (ozonaocchiali.corn), occhiali fatti a mano in maniera sartoriale. Sandro ha scoperto la passione per l'occhialeria mentre studiava, gli assistenti dei laboratori si ricordano ancora oggi di quel ragazzo e della sua dedizione nel disegnare e realizzare occhiali. La scelta di tornare a Perugia è stata dettata dalla passione per la bellezza del nostro Paese e per la sua storia, convinto com'era che l'artigianato non fosse morente, ma anzi avesse davanti un grande futuro. Oggi makers e artigiani digitali occupano le prime pagine dei giornali, le stampanti 3D rappresentano la Terza Rivoluzione industriale e libri come Futuro artigiano di Stefano Micelli e L'uomo artigiano di Richard Sennett indicano la strada per rilanciare il nostro Paese a partire dal made in Italy. Ma a metà degli Anni Zero non era facile comprendere, figuriamoci fare la scelta di Sandro Gonnella. Aprire la propria azienda, acquistare i macchinari, disegnare e produrre: «L'ho fatto perché sentivo che era la mia strada», spiega, sottolineando che, specie in ambito creativo, ha senso mettere davanti a tutto i propri sogni. Certo, i momenti di difficoltà ci sono stati, ma Gonnella non parla mai di sconforto e, anzi, sottolinea che oggi di artigiani a Perugia ce ne sono parecchi e, insieme a tanti in tutta Italia, stanno rilanciando e rendendo contemporaneo un mestiere che a detta di molti sarebbe scomparso. In questi otto anni ha ottenuto riconoscimenti importanti, tra cui Who is on next a Pitti, la presenza nell'annuario dei talenti italiani Young Blood, l'inserimento tra gli emerging designer di Vogue e l'esposizione alla mostra Craftsmen Designers Makers: Made in Italy with Love a Seoul. «Oggi ho una mia collezione, che vendo principalmente attraverso l’e-commerce dal mio sito e da quelli di alcuni partner in Francia e negli Stati Uniti, ma soprattutto mi dedico agli occhiali su misura, pezzi unici creati appositamente per il cliente». Ne realizza un centinaio all'anno che, sommati a quelli delle collezioni distribuite tramite e-commerce, gli permettono di vivere, e bene, di ciò che fa. Della sua creatività che ogni giorno diventa prodotto e che in otto anni non solo gli ha permesso di sviluppare un buon business, ma anche di essere chiamato a tenere lezioni e conferenze in università, accademie di belle arti e scuole di design. «Il mio laboratorio è un salotto, un luogo dove conversare e creare, realizzo qui gli occhiali». Prima li disegna a matita e fa il rendering al computer, poi sceglie i materiali e inizia la lavorazione: lo chiamano il sarto degli occhiali, di certo si è cucito addosso un lavoro che è successo professionale e realizzazione personale.

di Alessandro Rimassa

Sette il Magazine del Corriere della Sera (Numero 47), Italia