di Roberta Vasta

Alphabet, un team di ricercatori scientifici statunitensi, ha ideato Project Loon. Si tratta di una serie di palloni aerostatici ad alta quota interconnessi fra loro, che lavorano con l’obiettivo di fornire l’accesso a internet anche nelle più remote aree del pianeta.

 Il prossimo step, in collaborazione con il governo portoricano, è quello di fornire una connessione 4G stabile in tutte le zone di Porto Rico colpite dal devastante uragano Maria, abbattutosi sull’isola caraibica lo scorso settembre mettendo in ginocchio il paese.

Sebbene non sia la prima volta che Project Loon viene utilizzato in contesti di emergenza, è di certo la primissima in cui il team ha avuto la possibilità di testare l’algoritmo che permette ai palloni di raggiungere la destinazione stabilita, in questo caso di rimanendo in formazione sopra il territorio di Porto Rico, così come dichiarato dal capo progetto Alastair Westgarth.

L’idea è assolutamente semplice. La sua esecuzione, tuttavia, è piuttosto complicata. Project Loon, infatti, è una tecnologia in fase sperimentale e non è ancora chiaro quanto sarà efficiente, ma l’idea è quella di fare il possibile per aiutare la gente ad avere accesso alle informazioni di cui hanno bisogno in questo momento così difficile.

Ogni pallone contiene al suo interno la propria torre cellulare, con la capacità di trasmettere segnali ad altri palloni sulla terraferma.

I palloni vengono gonfiati e lanciati dal quartier generale di Project Loon in Nevada, utilizzando un particolare sistema di lancio automatico. Una volta raggiunta la stratosfera, gli algoritmi di machine-learning possono manovrare i palloni sfruttando le correnti d’aria, così da permetter loro di raggiunge la destinazione prefissata.

Ogni pallone può restare in volo per un massimo di 100 giorni, dopo i quali viene riportato sulla terra per questioni di sicurezza e sostituito con un altro pallone aerostatico. Dal giorno del primo test, avvenuto nel 2013, i palloni hanno volato per un totale di 26 milioni di chilometri.