di Riccardo Meggiato

 

Immaginate, per un secondo, di guardare un film al cinema. Entrate in sala, vi sedete sulle poltrone, sgranocchiate i primi popcorn, un sorso di bibita, qualche sbuffo per la troppa pubblicità e poi via, vi godete le prime immagini. Tutto molto naturale e collaudato. Il problema nasce da qui: è davvero troppo collaudato. L’attuale tecnologia cinematografica si basa su potenti proiettori posti alle vostre spalle, e generosi schermi da proiezione messi, invece, davanti. Benché ai vostri occhi tutto questo susciti ancora del sano stupore, si tratta di una tecnologia vecchia e con parecchi limiti. Per esempio, vi siete accorti che, non fosse per le dimensioni maxi, le immagini hanno una pessima luminosità? Inoltre, avete notato che nelle sale meno recenti, o in quelle molto grandi, la definizione è ballerina, per usare un eufemismo? Non è colpa di nessuno, o meglio della sola tecnologia utilizzata, ed è per questo che, negli anni, i produttori si sono arrovellati per “regalarvi” (si fa per dire) degli accessori per patire meno questi limiti. Funzioni, a volte utili altre meno, per spingervi a preferire il cinema al televisore di casa. E così ecco un suono sempre più immersivo, ecco il 3D ed ecco diffusori di profumi e condizionatori che si attivano contestualmente alle scene. Da qualche tempo, le aziende di elettronica si fanno guerra per migliorare, finalmente, anche le immagini, ma per fare un salto quantico occorre buttare via la tecnologia a proiezione. In sua vece, ecco la tecnologia “diretta”. Quasi come quella del televisore di casa, per farla breve, ma più grande. Molto, molto più grande. Quanto? Dipende dal numero di pannelli che si installano, perché il trucco sta proprio qui: maxi-schermi composti da pannelli LED uniti tra loro. Un po’ quello che si vede alle fiere o nei negozi di elettrodomestici, quando vi mostrano programmi disposti su più televisori.  Solo che, in questo caso, i pannelli sono proprio appiccicati l’uno con l’altro, quindi la sensazione è di vedere una superficie unica, continua.

Dopo qualche mese di sperimentazione, questa tecnologia, che a seconda dei casi viene chiamata Direct View o Active View, ha ottenuto la certificazione DCI, essenziale per consentirne la diffusione nei cinema veri e propri. E così è stato: piano piano, i maxi schermi di nuova generazione stanno conquistando le sale dei paesi orientali, e inesorabilmente arriveranno anche da noi. Non solo: Direct View, in scala ridotta, è una tecnologia che si presta a meraviglia anche nei centri commerciali, nei negozi, negli show-room e in tutte quelle location dove c’è la necessità di mostrare dei contenuti video in grande. Quanto in grande? Tra i vari test effettuati, ve n’è uno della grandezza di circa 10 x 5 metri, come lo schermo di un piccolo cinema, ma forte di una risoluzione 8K x 4K. A Zurigo, per esempio, è stato installato uno schermo con questa tecnologia, con dimensioni di 10.2 x 5.4 metri. È composto da ben 96 pannelli LED, ciascuno con risoluzione 4096 x 2160 pixel, e include un totale di 24 milioni di LED. Il che consente di avere una luminosità di ben 500 nit, che si stima essere circa 10 volte più intensa di quella di un tradizionale schermo a proiezione. Come se non bastasse, questa tecnologia, e le sue varianti, risolve un problema annoso, tanto caro agli appassionati di sale cinematografiche: quello del contrasto. Parliamo, ovviamente, di quel parametro che stabilisce la differenza di intensità che passa dal tono più scuro al quello più chiaro di uno schermo. Maggiore è, infatti, e migliore è la nitidezza delle immagini. Nel caso del Direct View, il contrasto arriva a “un milione a uno”. Un vero record, che consente anche di applicare il famoso filtro HDR (High Dynamic Range), con quale proporre immagini molto immersive e ricche di colori. L’adozione della tecnologia, tra le altre cose, consentirà di migliorare altri aspetti della nostra esperienza al cinema. Per esempio la fluidità delle animazioni, che a breve potrebbe passare da 60 fotogrammi al secondo a ben 120. E poi l’agognato risoluzione 8K, tale da rendere visibile ogni minimo dettagli delle immagini. Adesso la sfida, per chi proporrà soluzioni come Direct View, è di convincere Hollywood a creare contenuti adatti agli schermi di nuova generazione. Benché anche i film realizzati per gli schermi a proiezioni potranno godere di indubbi benefici, sfruttando la tecnologia, è chiaro che se ne dovranno studiare di specifici per godersi le nuove, sfavillanti, caratteristiche. E chissà che il primo a pensarci non sia James Cameron, da sempre un pioniere delle soluzioni tecnologiche legate al cinema, con uno dei sequel previsti per il suo Avatar. Non resterà che aspettare in sala. Non dimenticate i popcorn.