di Egidio Liberti

Grattacieli sempre più elevati, campate di ponti altissimi e sospesi nel nulla, tunnel profondissimi scavati per metropolitane driverless e treni ultraveloci: maxi-opere che cambiano il volto del nostro pianeta. Interventi resi possibili grazie all’evoluzione tecnologica al servizio dell’edilizia infrastrutturale. Ovvero quello che universalmente è considerato il più analogico dei settori tradizionali, dalle Piramidi d’Egitto in poi. Basti pensare che quella di Cheope, la più antica delle Sette Meraviglie del Mondo, con i suoi 146 metri è stata la più alta opera dell’uomo per oltre 3800 anni.
Oggi con l’avvento della gestione digitale dei dati, l’analisi del territorio attraverso strumenti nuovi come i droni, il ricorso all’automazione e alla robotica nei processi produttivi e organizzativi, tutto è cambiato. La rivoluzione dell’intero comparto comincia dal miglioramento dei suoi strumenti essenziali.
A partire dalla fase progettuale, fondamentale per stabilire tempi e costi. In questo ambito, il software più diffuso si chiama Bim (Building information modeling): permette di ottimizzare pianificazione, realizzazione e gestione, tanto che viene addirittura richiesto per certe commesse pubbliche. L’update, il 5D Bim, è addirittura in grado di dettagliare il progetto in cinque dimensioni: il nuovo software inserisce nell’analisi generale anche un calcolo del costo del progetto e dei tempi di realizzazione. Analizzando e registrando l’impatto che ogni cambiamento può avere sui costi e sui tempi, a beneficio di clienti e contractor.
Dopo l’industria 4.0 tocca quindi alle costruzioni 4.0? Molto probabile, dato che i processi d’innovazione e modernizzazione possono facilmente impattare su alcuni settori strategici come la logistica, ancora oggi fra le principali cause di rallentamento in un cantiere. Secondo le statistiche infatti gli operai impiegano solo il 30% del loro tempo nell’attività primaria, utilizzando il restante 70% fra spostamenti personali e trasporto materiali. L’impiego di nuovi software gestionali consente un coordinamento efficiente delle forze in campo, e il 'dialogo' migliora lo spostamento di uomini, mezzi e materiali, abbattendo i tempi “morti”. Con un software più aggiornato, Cheope non avrebbe aspettato 20 anni per la sua piramide.
Un’altra criticità temporale riscontrata nei grandi cantieri, ma anche in quelli più piccoli, si iscrive alla voce comunicazione. Pare infatti che, fra interna ed esterna, pesi per oltre il 90% sul tempo di lavoro dei project manager. Droni, fibra ottica, hardware con coefficienti di robustezza elevatissima, diventano quindi strumenti professionali insostituibili per la raccolta dati e condivisione degli stessi. Come sappiamo, nelle costruzioni abbattere i tempi equivale a contenere i costi.
Investire in tecnologia è quindi l’indirizzo da perseguire. Anche se, secondo uno studio pubblicato da McKinsey Company dal titolo Imagining construction’s digital future, in questo settore, su scala mondiale, solo l’1% dei ricavi viene reinvestito in ricerca e sviluppo contro il 3,5% del settore auto e il 4,5% di quello aerospaziale; e anche l’information technology vale investimenti inferiori all’1% dei ricavi. Si può fare ancora di più, quindi, ed è quello che succederà.