di Francesco Rigatelli

 

Dopo essersi fatto un nome alla fine degli anni '80 come membro della band indie Galaxie 500, Damon Krukowski ha vissuto il passaggio culturale dal mondo analogico al digitale. In quanto artista che ha cercato di non rimanere imprigionato nell’eterna transizione, ha maturato nel libro The new analog domande impegnative e urgenti, sia per i creatori sia per i consumatori di musica, a proposito di ciò che è andato perduto nel processo. I nostri dispositivi ci lasciano spaesati anche quando sono in grado di indicarci la nostra posizione esatta? La lunga portata della comunicazione digitale costa paradossalmente il sacrificio della nostra capacità di misurare la distanza sociale? I contenuti in streaming continuo scoraggiano l’ascolto attento? Riusciamo a tendere pienamente l’orecchio verso il prossimo in questo nuovo ambiente caotico?

Nonostante il punto di partenza critico, l’autore non si limita a respingere la disruption della vita culturale, ma utilizza questa occasione per andare a vedere cosa non ha funzionato. Come un tecnico del suono attento alla discontinuità tra segnale e rumore, Krukowski riesamina i passaggi che ci hanno portato dove siamo e cerca di capire perché la nostra cultura analogica non è, o non è ancora, diventata compiutamente digitale.

Prendendo ad esempio una serie di esperienze di produzione e di consumo di musica che sono cambiate nel tempo – utili soprattutto come basi per un'esplorazione più ampia della situazione contemporanea – l’autore offre una riflessione e una guida per restare sul pezzo durante il lungo viaggio che ci aspetta nel flusso digitale. Un po’ come per restare collegati all'innovazione senza essere espulsi dalla sua crescente forza centrifuga.