di Gianluigi Ricuperati

Chiara Ferragni, in arte The Blonde Salad, gestisce insieme al suo socio Riccardo Pozzoli una piccola grande azienda di comunicazione di moda, che costituisce insieme un primato, un caso studio e un'eccezione assoluta. Primato perché si tratta del più imponente successo da 'influencer' che si sia mai registrato in termini qualitativi e quantitativi. Caso da studiare perché si tratta di una vicenda che viene analizzata da università e centri di ricerca sul marketing digitale. Eccezione assoluta perché parliamo di una società italiana che fattura dieci milioni di dollari all'anno vendendo come prodotto principale l'immagine, il gusto e le scelte in termini di stile di una vera e propria superstar globale post-post-moderna, la smagliante ed efebica Chiara Ferragni, che fino a dieci anni fa era una studentessa di Piacenza con una passione per la moda e il web. L'abbiamo incontrata insieme al suo socio per celebrare dieci anni di folgorante carriera nel cielo sovraffollato, competitivo e talvolta caotico dei nuovi media digitali.

Quando avete capito che stava arrivando tutto questo successo ? Qual è stato il primo segno tangibile?

Sicuramente un percorso, una progressione, tenendo conto del fatto che è sempre difficile distinguere quel che accade sulla rete e ciò che davvero succede nel mondo reale, tridimensionale. Ma se vogliamo individuare un punto preciso nella cronologia forse è stato nel 2010, a Cannes, quando mi hanno chiamato per il red carpet di Habemus Papam di Nanni Moretti. È stato come un sogno improvviso, potente e bellissimo: il momento preciso in cui ho realizzato il senso di essere diventata qualcosa di importante per molte persone nel mondo. In seguito ci sono state le copertine delle riviste classiche, importanti, come Vogue, ma in un certo senso a quel punto la strada era segnata.

Quanto conta innovare in un mestiere come il vostro ?

Moltissimo. Non si può restare ancorati agli schemi precedenti: all'inizio tutti pensavano che sarei passata, come una cometa, e anche se avevo fiducia in me non era facile non dare retta a tutte le voci che sentivo e che sembravano fatte per scoraggiarmi. Ma entrambi sapevamo che per non far passar di moda un fenomeno bisogna essere in grado di farlo evolvere, e questo fatalmente passa anche dalla tecnologia. Pensate che quando abbiamo cominciato i social network erano appena appena all'inizio, con un millesimo della potenzialità che hanno ora, e che fra dieci anni ci saranno altre nuove strutture che vanno anticipate, fiutate e utilizzate per veicolare la cosa più importante - il messaggio, la qualità, il carisma del gusto.

Quale ritenete essere la sfida per una piattaforma come The Blond Salad nel raccontare le evoluzioni future della moda?

Il futuro è certamente nella curiosità di adattarsi e nella libertà di inventare. Credo non ci siano delle regole prefissate, perché le stiamo inventando noi. Da tempo sappiamo di essere dei pionieri, ed è nostra responsabilità scrivere le leggi e le abitudini di questo mondo che stiamo scoprendo insieme a tutti i followers, i collaboratori e gli appassionati.