di Dario De Marco

Chancellor Johnathan Bennett è un perfetto esempio di musicista e uomo del futuro: cantante e rapper, a soli 23 anni è già padre, autore di tre lavori musicali (non ha più senso parlare di dischi), attivista politico, candidato a sette Grammys. Coloring book, il suo ultimo 'album', detiene un record assoluto: è stato il primo ad arrivare in testa alla classifica Billboard con la sola forza dello streaming, senza cioè essere un disco fisico.

Questa della smaterializzazione è una caratteristica dell'era digitale, nella musica ma non solo: nel settore musicale ha soltanto colpito prima. Chanche the rapper non si oppone al flusso del cambiamento, anzi lo cavalca e lo accelera: tutti i suoi mixtape sono in streaming gratuito; Coloring book è stato per due settimane nel servizio Apple con la stessa modalità. A questo punto viene da farsi la classica domanda: ma come faranno a vivere i musicisti del futuro, anche di grande successo? Rispondendo a un'intervista su Vanity Fair Usa, Chance spiega il suo credo e la sua modalità di guadagnare: “Non ho mai pensato di vendere la mia musica: mettere un prezzo a quello che faccio significa pormi un limite, inibire le connessioni”. Chicagoano, è figlio di uno stratega politico che ha lavorato con Obama in campagna elettorale e nel primo mandato, lui stesso ha appoggiato Hillary Clinton; ma non è proprio un 'bravo ragazzo': il primo mixtape 10 Days è la conseguenza di una sospensione che gli fu data a scuola, per essere stato beccato a fumare erba. “Dopo il successo dei primi due lavori, messi online così, il mio piano era quello di firmare con una casa discografica. Ma dopo aver incontrato i rappresentanti di tre major, mi sono reso conto che la mia forza stava proprio nell'offrire alla gente il meglio che posso fare, gratis. I soldi mi arrivano dai concerti, e dal merchandising. Io penso che se sai fare una cosa, e la fai bene, non devi necessariamente seguire le modalità tradizionali”.

Chance the rapper si chiama così, ma è anche in grado di cantare. “Mi diverte, però mi considero soprattutto un rapper. Il rap è una combinazione di diverse arti per creare qualcosa di nuovo. Si porta sempre dietro lo stigma di un fenomeno che avrà vita breve, o che appartiene a un gruppo ristretto di persone, ma in realtà è la più grande musica del mondo”.