Sono passati anni da quando l'intelligenza artificiale, nelle sue varie applicazioni, è uscita dalla letteratura per diventare un oggetto di ricerca attendibile. Ma la tecnologia è ancora lontana dal suo obiettivo naturale: riprodurre l'intelligenza umana o, almeno, un meccanismo che si avvicini a facoltà cognitive più simili alle nostre. Un report pubblicato da un gruppo di studiosi ha dato vita al cosiddetto AI index, un indice che traccia in maniera critica il rapporto fra gli investimenti in intelligenza artificiale e i risultati raggiunti nel concreto. Il bilancio è ricco sul fronte delle pubblicazioni scientifiche (18.664 nel 2017) e dei round di finanziamento archiviati fino ad oggi (743 solo quelli sostenuti da fondi venture capital). Né si può negare che si siano compiuti dei passi in avanti, con progressi notevoli nella capacità di identificazione dell'immagine (il tasso di errore è sceso al 2,8%, rispetto al 28,5% di qualche anno prima) e nel riconoscimento del timbro vocale. Eppure si parla ancora, nel suo complesso, di sistemi abbastanza elementari: «I compiti per i sistemi di AI – si legge nel report – sono spesso frammentati in contesti più ridotti. Le macchine possono raggiungere performance stellari su un certo obiettivo, ma degradare drammaticamente se quella funzione è modificata anche solo in maniera leggera».