di Valerio Millefoglie

Anche fra centinaia di migliaia di anni, sarà sempre il 17 luglio 1986. Quel giorno Miles Davis suonò Tutu al Montreux Jazz Festival. Il brano fu composto in onore di Desmond Mpilo Tutu, il primo arcivescovo anglicano nero in Sudafrica e oppositore dell’apartheid.

Sempre allo stesso festival, anni dopo, i Deep Purple suonarono Smoke on the Water, che racconta di quando nel 1971 il Casinò di Montreux andò a fuoco a causa di un razzo segnaletico lanciato da uno spettatore durante il concerto di Frank Zappa. Ora queste due canzoni che hanno fatto la storia della musica sono state incise su una sequenza di DNA e potranno essere decodificate e riascoltate in alta qualità, in un futuro lontanissimo.

La sopravvivenza della cultura musicale, potremmo definirla così, la si deve a una collaborazione fra l’azienda di biotecnologia Twist Bioscience, l’Università di Washington, il Politecnico Federale di Losanna e il progetto Montreux Jazz Digital, che contiene un archivio di 5.000 ore di registrazioni audio e video.

La più recente tecnologia dell’informazione si rivela così essere anche la più antica del mondo. Il DNA riempie il divario tra le tecnologie archivistiche attualmente in uso e la durata dei futuri depositi digitali. Se infatti mp3 e CD hanno un tempo di vita limitato, il supporto DNA potrà essere disponibile per millenni. Thierry Amsallem, presidente della Fondazione Claude Nobs – ideatore del festival musicale – ha dichiarato in un’intervista: "Partecipando a questo esperimento pionieristico che incide le canzoni nei filamenti di DNA, possiamo essere sicuri che saranno salvati su un supporto che non sarà mai obsoleto!”.

È stato calcolato che l’intero archivio dei cinquant’anni del festival su questo supporto “anticamente innovativo” prenderebbe le dimensioni di un granello di sabbia.

Il produttore Quincy Jones, uno dei fan di lunga data del festival, si è detto particolarmente entusiasta di quest’operazione: “Credo che il senso della vita consista nel sapere da dove sei venuto e dove vuoi arrivare, ma per farlo hai bisogno di avere accesso alla storia, e spesso l’inaffidabilità degli archivi mette a rischio questo patrimonio. Il Montreux Jazz Festival è una magnifica rappresentazione di ciò che accade quando diverse culture si uniscono per amore della musica. Si tratta di una magia assoluta, per questo sono felice di sapere che la memoria di questo luogo speciale non sarà mai perduta”. Nicolas Henchoz, del laboratorio del Politecnico Federale di Losanna, è convinto che questo sistema cambierà il modo in cui gli esseri umanisti si rapportano con la memoria, con i dati e con il tempo: “Questo è un modo radicalmente nuovo di interagire con il patrimonio culturale”. Per avere un’idea, basti pensare a quanta ricchezza potremmo avere oggi se fossimo in possesso di video, audio, ologrammi o realtà virtuale dell’antica Roma. Le note sono dunque molecole e viceversa. Se le quattro basi di neutoclidi sono adelina (A), citosina (C), guanina (G) e timina (T); la parola “Smoke” in un filamento di DNA diventa: “GACCGACGTCAGAGC”. Una volta decodificata, potrà dire molto di più di una sigla. Potrà farsi sentire.