di Valerio Bassan

L’estate appena conclusa potrebbe non essere ricordata soltanto come la stagione degli uragani. Ma anche come la stagione in cui i droni hanno avuto il primo, vero banco di prova su larga scala durante le calamità naturali: grandi e piccole aziende delle aree colpite li hanno infatti utilizzati per stimare i danni subiti da edifici e infrastrutture, attraverso la raccolta di immagini fotografiche e filmati altrimenti difficilmente reperibili in condizioni climatiche così precarie.

Nei giorni successivi al passaggio dell’uragano Harvey in Texas - che in agosto ha causato 83 vittime e 40 miliardi di dollari di danni - c’è chi ha utilizzato droni dotati di videocamera per controllare lo stato di autostrade, raffinerie, binari del treno, centrali idroelettriche, palazzi e ponti. AT&T, il colosso americano delle telecomunicazioni, ha mandato in missione 25 droni per catturare immagini fotografiche dei ripetitori telefonici dell’area, con l’obiettivo di verificare, in tempo reale o quasi, i danni causati alle infrastrutture di comunicazione.

Anche nel settore immobiliare i droni sono stati utilizzati con scopi analoghi. Farmers Insurance, il terzo gruppo di assicurazioni immobiliari del Texas, ha affidato a periti specializzati un numero cospicuo di droni per valutare lo stato di centinaia di immobili colpiti dalle intemperie. Questi droni dotati di videocamera, talmente leggeri da poter entrare in uno zaino, possono essere comodamente trasportati fino alle immediate vicinanze dei luoghi colpiti e messi in volo nel giro di pochi minuti.

Non solo le modalità di utilizzo dei droni stanno cambiando però. Anche le tempistiche - da sempre un ‘pain point’ per l’utilizzo civile di droni - si stanno accorciando considerevolmente: nei quattro giorni successivi all’impatto del ciclone sulle zone colpite, la Federal Aviation Administration (FAA), che tra le altre cose regola l’utilizzo di droni a scopo civile e commerciale, ha infatti emesso oltre 100 nuovi permessi per consentire ad aziende e privati di far volare droni sopra le zone allagate di Houston e altre città texane. Di solito ci vogliono giorni, se non settimane, per ottenere il permesso.

A oggi, comunque, far volare un drone resta un’impresa abbastanza complessa, soprattutto per privati e piccole attività. In Europa, la European Aviation Safety Agency (EASA) ha pubblicato a maggio la bozza di una normativa che dovrebbe entrare in vigore nel 2018 e che, di fatto, porta a un totale stravolgimento delle norme attuali. Innanzitutto mettendo sullo stesso piano normativo aeromodelli e droni; poi, differenziando i permessi necessari a seconda che il drone venga fatto volare “sopra” le persone, “vicino” alle persone, “lontano” dalle persone; infine, con la nuova registrazione obbligatoria, che può riguardare solo il pilota (nel caso di droni di peso inferiore a 900 grammi), oppure drone e pilota. Sperando di non avere mai bisogno, qui in Italia, di droni fotografi per devastazioni naturali come quelle americane.