Il futuro è arrivato negli ultimi sette anni.

Giovanna Tinetti, fisica e astronoma italiana classe 1972, esperta di pianeti extrasolari, lo ha visto da vicino: «Fino agli anni ’90 i pianeti che conoscevamo fuori dal nostro sistema solare erano 100. Dal 2007 ad oggi il numero è salito fino a 1000. È diventato un elenco del telefono».

Il suo preferito si chiama HD189733b, è un gigante gassoso che si trova a 63 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Vulpecula: «È facile da osservare e con caratteristiche interessanti». Per esempio l’acqua, che lei stessa ha scoperto.

Giovanna è un simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo, insegna alla University of London, ha collaborato con la Nasa e al nuovo telescopio spaziale James Webb, ha vinto la medaglia Moseley 2011 dell’Institute of Physcs e coordina la missione spaziale EChO. E ha un’idea molto chiara su come sarà il futuro: «L’accelerazione della modernità è un fatto fondamentale e irreversibile, la previsione è che nei prossimi 20 anni possiamo arrivare ad individuare un milione di pianeti. Sono pianeti molto diversi da noi, abbiamo bisogno di sapere come sono fatti. Più scopriamo cose, più capiamo». Ma il pianeta gemello della Terra esiste? «Il satellite Kepler della Nasa ne ha scoperti tanti, alcuni più grandi, altri più piccoli ma non hanno mai le caratteristiche giuste» spiega Giovanna «Tra gli scienziati sta sorgendo il dubbio che non siano così comuni come pensavamo. Siamo un’anomalia dell’universo». È l’esplorazione di nuovi mondi, il sogno di trasformare la fantascienza in ricerca scientifica.

Potrebbe sembrare un’impresa dai costi faraonici (come ai tempi delle missioni Apollo negli anni ’60 e ‘70), ma grazie all’avanzamento tecnologico non lo è più: «La scoperta di pianeti extrasolari è una cosa interessante che si può fare con poco e il passo non è mai stato così veloce come adesso. Non servono budget illimitati e può bastare anche una tecnologia a basso costo.

Recentemente un gruppo di miei studenti di Londra hanno scoperto un pianeta usando un telescopio didattico lungo meno un metro. E Londra non è certo la città più adatta per guardare il cielo». Giovanna Tinetti ha raccontato in un libro intitolalo I pianeti extrasolari i misteri di questi mondi misteriosi e dai nomi impronunciabili («Come Gliese 1214b, grande 6 volte la Terra e con una temperatura di 100 gradi: non abbiamo ancora capito se è un pianeta terrestre o gassoso»), ora vuole andare a cercarli con la missione EChO: «Sto cercando di mandare in orbita polare un satellite non più grande e complesso di quelli commerciali. L’unica differenza è che invece di guardare verso la terra, il mio guarderà verso il cielo». Come si fa? Creando una rete tra l’Agenzia Spaziale Europea, la Royal Society e la Comunità Europea, raccogliendo finanziamenti, girando il mondo per spiegare il progetto e mettendo insieme un network di collaboratori: «In questo periodo storico l’Europa ha grandi possibilità scientifiche e tecnologiche» spiega Giovanna Tinetti, «L’Italia ha tutte le caratteristiche per partecipare a questa scoperta del futuro. Abbiamo studenti e università ottime, i nostri astrofisici e osservatori sono tutti di alto livello, e ci distinguiamo per la nostra preparazione culturale e tecnica.

Il segreto per portare a termine un progetto è circondarsi di giovani brillanti». E se funziona per una missione spaziale alla ricerca di nuovi mondi fuori dal nostro sistema solare, può funzionare per tutto. A patto di studiare la matematica, dice Giovanna: «Perché se non la impari da giovane poi non la impari più». E per chi la matematica non la capisce, ecco i consigli di un’astrofisica che ha sempre gli occhi puntati verso il cielo per trasformare una buona idea in una realtà:

1. Credere nell’idea buona. Non farsi scoraggiare da quelli che in francese si chiamano “Ammazzagioia”, che sono dappertutto. Tutte le cose che hanno successo non succedono un secondo dopo essere state pensate. Ci vuole energia ed ottimismo, e la voglia di andare sempre fino in fondo».

2. Pensare che non esistono limiti. Il limite più grosso è quello che ci poniamo noi stessi, a volte lo vediamo solo noi. In realtà se hai coraggio i limiti non esistono. Vale persino nell’astrofisica, quindi…

3. Creare un caso di business: Devi mettere insieme un pacchetto in cui tutti sono contenti. Nella divulgazione scientifica devi coinvolgere scienza, industria, educazione e far piacere a tutti il tuo progetto, altrimenti non troverai mai i soldi per realizzarlo. Non è detto che a chi paga le tasse interessi vedere Alpha Centauri.

4. Bussare alle porte giuste: Per far volare un satellite ci vuole l’industria. Per me è stato necessario mettere un piede fuori dal mondo accademico e relazionarmi con realtà diverse dalla mia. È una cosa interessante, apre delle prospettive nuove.

5. Crederci per primo: È molto semplice: se non credi in quello che stai facendo non riuscirai mai a convincere gli altri.

Wired, Giugno 2014

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