di Valerio Millefoglie

 

“Io dichiaro che la Terra è cava e abitabile all’interno; che essa contiene un certo numero di sfere solide, concentriche, cioè poste l’una dentro l’altra, e che è aperta ai due poli per una estensione di dodici o sedici gradi. Sono disposto a dedicare la mia vita a dimostrare questa verità e sono pronto a esplorare quella cavità se il mondo mi aiuterà. Mi servono un centinaio di compagni coraggiosi, ben equipaggiati, che possano partire dalla Siberia con renne e slitte per attraversare il mare ghiacciato. Troveremo una terra calda e ospitale. Faremo ritorno la primavera seguente”.

Il 10 aprile 1818, il commerciante in armi John Cleves Symmes scriveva questa Circolare numero 1 che spediva a istituzioni, senatori, illustri scienziati e college americani. Ad essa allegava un certificato di sanità mentale. Symmes è uno dei tredici uomini e donne che non hanno cambiato il mondo, raccontati nel bellissimo libro di Paul Collins, La follia di Banvard (Adelphi 2006). Tra questi, l’uomo che invece di inventare i raggi X inventò i raggi N, e ancora l’inventore di un alfabeto musicale – la Langue musicale universelle – e il più grande falsario di Shakespeare, che fu smascherato dalle firme troppo frettolose.

Potrebbe essere dedicato a loro il Museo del Fallimento che aprirà il 7 giugno a Helsingborg, in Svezia. In mostra una collezione di oltre sessanta prodotti che testimoniano il business rischioso dell’innovazione. L’ideatore di questo museo degli ultimi, delle ultime cose, è uno psicologo ricercatore dell’Università di Lund. Si chiama Samuel West e in un video diffuso su YouTube mostra alcuni fra i suoi reperti preferiti: la maschera di bellezza Rejuvenique, dotata di alcuni sensori elettronici benefici per la pelle; l’eau de parfum by Harley-Davidson; Bic for Her, una penna specifica per donne; o la poco invitante pizza surgelata prodotta dall'azienda di dentifrici Colgate. E poi apparecchi e macchine che si prefiggevano di anticipare i tempi e invece sono state immediatamente sorpassate, e così trapassate.

Nella homepage del sito del Museo del Fallimento si legge: “L’apprendimento è l’unico modo per passare dal fallimento al successo”. Secondo il suo ideatore infatti, per innovare bisogna necessariamente sbagliare: “Se temiamo il fallimento, allora non possiamo neanche innovare”, ha dichiarato Samuel West. “Dobbiamo imparare dagli errori, anziché ignorarli e fingere che non siano mai accaduti”. Spera che i suoi visitatori così si predispongano a nuove prove – dall'imparare una nuova lingua a creare qualcosa di nuovo – senza avvertire l’ansia del fallimento. Tutto è nato dopo una visita che lo psicologo ha fatto a un altro museo, ispirato allo stesso tema delle cose finite: il Museo delle Relazioni Interrotte, a Zagabria, che raccoglie i reperti delle storie d'amore che si sono concluse. Dietro l’apertura del Museo del Fallimento ci sono le sovvenzioni di Vinnova, un’agenzia svedese che nel claim si presenta così: Develops Sweden's innovation capacity for sustainable growth and benefiting society. Qualcun altro invece, qualcuno di nome Walt Withman, scriveva, “Vi hanno detto che è bene vincere le battaglie? Io vi assicuro che è anche bene soccombere, che le battaglie sono perdute nello stesso spirito in cui vengon vinte. Gloria a quelli che sono caduti! A quelli che persero in mare le loro navi di guerra! A quelli che scomparvero in mare! A tutti i generali che persero battaglie, e a tutti gli eroi che furono vinti! Agli infiniti eroi ignoti, eguali ai più sublimi eroi famosi!”.