di Francesco Musolino

 

Lo avevano predetto i più grandi autori di fantascienza, da Philip Dick a Robert Heinlein, il futuro dell’umanità sarà altrove, magari su Marte. Da anni le missioni della Nasa e i satelliti sono impegnati nella ricerca di vita su altri pianeti e lentamente stanno arrivando notizie positive. Alcune immagini rilasciate dalla Nasa, difatti, suggeriscono che possa esserci una concreta speranza di una presenza di idrogeno – probabilmente acqua ghiacciata - nella zona equatoriale del pianeta rosso, precisamente nella Fossa della Medusa. Ciò che è interessante è che queste immagini erano già in possesso degli studiosi ma Jack Wilson, ricercatore presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory di Laurel, ha coordinato una squadra che ha riprocessato i dati raccolti dal 2002 al 2009 dallo strumento dello spettrometro a neutroni sulla nave spaziale della NASA, Mars Odyssey.

Ebbene, rielaborando i dati a bassa risoluzione mediante l’utilizzo di tecniche di ricostruzione per ridurre la sfocatura e aumentare la nitidezza, il team di Wilson ha migliorato la risoluzione spaziale dei dati da circa 320 miglia a 180 miglia (ovvero passando da 520 chilometri a 290 chilometri), permettendo così di osservare in modo molto più dettagliato la superficie. Così gli scienziati hanno scoperto inaspettatamente elevate quantità di idrogeno – che ad alta latitudine rivela la presenza di ghiaccio – proprio nei pressi dell’equatore del pianeta rosso. Le scansioni radar della zona hanno suggerito la presenza di depositi vulcanici a bassa densità o di ghiaccio sotto la superficie e se tale notizia venisse confermata, sarebbe una grande svolta in vista di una futura spedizione, permettendo di utilizzare in loco le risorse naturali marziane per l'approvvigionamento idrico e anche come materia prima per la produzione di carburante a idrogeno.

In ogni caso, sul tavolo c’è una domanda: come si è conservato nel tempo questo deposito di ghiaccio sotto la superficie? Infatti, “il ghiaccio non dovrebbe essere stabile in quella zona equatoriale”, ha dichiarato Wilson, anche se il ricercato ha fatto notare come il ghiaccio possa essere stato preservato dal mix composto da una copertura di polvere e da un "duricrust" temprato capace di catturare l'umidità sotto la superficie. Tuttavia sembra improbabile che questo riesca ad impedire la scomparsa del ghiaccio durante i cicli di inclinazione assiale. La risposta al dilemma?  "Forse – ha concluso Wilson – potrebbe essere il risultato di depositi estesi di sali idratati, tuttavia è ancora un mistero come questi sali idratati si siano formati su Marte”. Insomma, il grande pianeta Rosso continua ad affascinarci e a stupirci. Ma il futuro è lassù, fra le stelle, nell’immensità dello spazio.