di Caterina Vasaturo

 

Nell’era dell’informazione digitale, i ragazzi padroneggiano con disinvoltura - e anche troppo precocemente - i vari dispositivi elettronici e i social network disponibili. Spesso, però, l’utilizzo di tali strumenti avviene in contesti poco appropriati. Si pensi alla scuola. Quante volte gli alunni sono sorpresi a chattare o a navigare sul web dai propri insegnanti? La distrazione e il mancato apprendimento sono conseguenze inevitabili. Tuttavia, è quasi impossibile sfuggire al fascino della rete, che, come una gigantesca calamita, attira a sé milioni di utenti, e li riunisce in un punto d’incontro virtuale in cui scambiare messaggi, condividere foto, video ed esperienze.

Allora come fare? Una soluzione c’è. Bisogna sfruttare le potenzialità di simili applicazioni, evitare che esse vadano a discapito dello studio, e applicarle alla didattica, potenziando la formazione degli studenti. Ma incorporare nelle classi un metodo così rivoluzionario, rispetto ai tradizionali parametri scolastici, è una vera e propria sfida. Occorre, infatti, trovare una via che rassicuri tutti, docenti e genitori. Elliot Soloway e Cathie Norris, professori rispettivamente presso l’Università del Michigan e quella del North Texas, sono consapevoli di quanto un approccio del genere possa spaventare e addirittura incentivare un atteggiamento contrario, una sorta di conservatorismo per la protezione dei bambini. Ecco perché si rivelano perfetti quelli che i due esperti statunitensi chiamano ‘sistemi chiusi’, piattaforme che offrono le stesse funzioni di quelle ‘aperte’ – Facebook, per intenderci – limitando l’accesso ai membri dell’istituto scolastico che le adotta.

In questa direzione si schierano Edmodo e Soloway, progetti ideati esclusivamente per guidare e monitorare gli allievi con i nuovi media, completamente riadattati per mettere in contatto maestri e discepoli. A gestirli, ovviamente, è l’istruttore, che crea gli account degli scolari e li ‘sorveglia’ in ogni attività, condividendo file, pensieri e collegamenti a pagine esterne. L’utilizzo dei siti è, poi, facilitato dall’interfaccia familiare, che ricorda quella del popolarissimo Fb. Una sorta di diario collettivo, su cui assegnare compiti e organizzare eventi. Una vetrina attraverso cui aggiornare i genitori sui compiti previsti e i voti assegnati. Il 'like' è assicurato.