di Egidio Liberti

 

Sembra che là in Inghilterra, il ping pong stia vivendo una nuova ondata di popolarità contagiosa. Nel senso che il tennistavolo sta addirittura trainando una di quelle icone britanniche un po’ in declino: il pub. Come? Semplice: gli inglesi ora corrono al pub dopo il lavoro, specie nel fine settimana, oltre che per una (o facilmente, più) pinte di birra, anche e soprattutto per giocare a ping pong. Che il Regno Unito abbia sempre avuto un’attenzione particolare per il tennistavolo non è un mistero, fin dai primi “scambi” del gioco inventato nell’800. Ma che nell’epoca dell’Internet delle cose e delle chat elettroniche si torni prepotentemente al pub per parlare e giocare, beh, stupisce positivamente.

Il fenomeno è ormai un trend. Gli impiegati della City ne vanno pazzi. Organizzano addirittura ping pong parties in locali come il Bounce, dal 1901 “The Home of Ping Pong” dove i tavoli da gioco sono molti e miscelati nell’arredamento fra quelli dove mangiare (italiano) o bere la classica pinta. Il pub è nei pressi del quartiere finanziario; forse il suo successo deriva anche dalla gratificazione dello spirito competitivo dei bankers che ne animano le sfide. Certo è che dopo essere stato il veicolo di distensione fra America e Cina nei Settanta - la famosa “diplomazia del ping pong” che portò gli atleti della nazionale Usa in Cina per disputare un’amichevole, furono i primi americani ammessi dal regime di Mao - oggi contribuisce massicciamente a far risplendere quell’istituzione, i pub, appannati proprio a cominciare da quegli anni. Dai '70 a oggi circa 30.000 pub hanno infatti chiamato l’ultima bevuta, specie negli ultimi tempi a causa del divieto di fumare (2007) e della grande recessione (2008).

Ma luoghi come Bounce, che ha già replicato con un nuovo spazio londinese e con uno a Chicago (Usa), promettendo di espandersi ad almeno 20 pub, portano linfa nuova al settore. C’è fermento e, c’è da giurare, presto anche bowling e freccette traineranno la ripresa dell’intero settore, riaffermando la “filosofia” della pinta dopo lavoro fra la popolazione inglese.