di Vanna Carlucci

Che cos’è la biomimetica? È quella branca della tecnologia che progetta nuove soluzioni ispirandosi alla natura. Ad esempio pannelli solari che si muovono come fossero petali di un fiore, o specchi telescopici giganti fatti in modo tale che l'aria, circolando tra le celle a nido d'ape, mantenga la temperatura stabile e l’immagine sempre nitida. Guardare la natura come se fosse un modello a cui poter fare riferimento: questo è quello che Janine Benyus, presidente del Biomimicry Institute, afferma con i suoi studi, mettendo in rilievo la possibilità di trasferire processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale. Secondo Benyus infatti “noi esseri umani non siamo i primi a costruire, i primi a produrre carta, a cercare di ottimizzare lo spazio, a sviluppare materiali impermeabili, a costruire case per i nostri piccoli. La natura ha alle spalle 3,8 miliardi di anni di ricerca e sviluppo, in confronto ai 200 mila passati da quando è apparso l'homo sapiens”.

E di biomimetica applicata a un settore specifico – quello delle acque marine – tratta il libro Ocean Innovation, Biomimetics Beneath the Waves, scritto da Iain A. Anderson, Julian Vincent e John Montgomery. Tra illustrazioni e pagine scritte, questo libro cerca di rispondere a molte domande circa l’interazione tra tecnologia e organismi naturali: quanto è possibile riprendere azioni e movimenti sensoriali che sono propri degli organismi acquatici? Si tratta di uno studio su diversi esseri viventi, sull’ecosistema marino, e sulle possibilità dell’uomo di ricavare informazioni utili per riuscire ad adattarsi nel migliore dei modi a questo ambiente. Quello che viene messo in evidenza è la volontà e la speranza, attraverso la biomimetica, di sensibilizzare verso le tematiche dell’ambiente e del design sostenibile. Soprattutto, ciò che questo libro - e la biomimetica tutta – sottolinea è questo cambio di ruolo tra uomo e ambiente: è la natura ad essere un esempio da seguire, è la natura ad imporsi sulla tecnologia dell’uomo.