Dalla carriera forense all'imprenditoria nelle startup. Con un aspetto in comune: l'intelligenza artificiale, utilizzata come leva per trasformare la professione legale in un business ad alto tasso di innovazione. È il trend in atto nel Regno Unito, secondo un reportage a cura del Financial Times e dedicato al «cambio di vita» di giovani avvocati e praticanti nell'era della trasformazione digitale. Alcuni studi,  come quelli firmati da Deloitte, pronosticano una quota di 114mila lavori a rischio automatizzazione nell'arco dei prossimi 20 anni. È così che sempre più profili junior hanno deciso di mettersi in proprio, cavalcando lo stesso fenomeno che sta ridisegnando la professione. Tra le startup già sul mercato ci sono casi come quelli di Lex Machina (che analizza e compila i dati sull'andamento dei processi gestiti da un certo studio) o Lexoo (specializzata in servizi digitali per gli avvocati). E c'è chi si sta dedicando agli investimenti tout-cort, andando a caccia di aziende promettenti nel cosiddetto lawtech: secondo un report della società di ricerca Cb Insights, si sono registrati investimenti per 155 milioni di dollari e 67 accordi tra le startup del settore solo l'anno scorso.